#iorestoinSALA | #highlights | Ancora un giorno

“D’ora in poi bisognerà ricordarsi di citare Ancora un giorno tra i casi di bei film tratti da bei libri, perché i giovani Raul de la Fuente e Damian Nenow hanno saputo trasportare in immagini di loro invenzione lo spirito eccezionale di un uomo e di un mestiere e trasformare una storia di quarant’anni fa in un racconto per il presente” (Marianna Cappi, Mymovies).

Tratto dal libro omonimo del reporter polacco Ryszard Kapuściński (edito in Italia da Feltrinelli), portato sullo schermo dalla coppia di registi Raul de la Fuente e Damian Nenow, Ancora un giorno (Another Day of Life) è uno dei biopic più atipici e toccanti che sia mai capitato di vedere sul grande schermo. 

Libro e film parlano dell’esperienza di Kapuściński come inviato in Angola dell’agenzia di stampa polacca Pap, all’inizio della guerra civile scoppiata a metà degli anni ’70, subito dopo l’indipendenza dal Portogallo, e durata per ben 27 anni. Il Paese è spaccato in due, da una parte il MPLA, il movimento popolare di liberazione dell’Angola, di ispirazione marxista-leninista, sostenuto da Cuba e dal blocco socialista; dall’altra il FNLA (Fronte Nazionale per la Liberazione dell’Angola), alleato dell’UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola), vicino alle posizioni delle potenze occidentali, Stati Uniti in testa. Il conflitto si estende su larga scala, superando i confini nazionali e installandosi nelle dinamiche in atto della Guerra Fredda. 

Il viaggio di Kapuściński (“Ricardo” per la popolazione locale) parte dalla capitale Luanda in preda al caos e alla “confusão” e si spinge poi verso il fronte meridionale del conflitto, da cui arrivano notizie solo di seconda mano, dove nessuno si è ancora spinto e dove si trova l’eroico avamposto del generale portoghese Farrusco. Il “Che Guevara angolano”, alleatosi con gli angolesi dopo l’indipendenza, sta portando avanti una stoica resistenza, condotta con un pugno di uomini, contro l’avanzata dell’esercito sudafricano alleato dagli Stati Uniti. A scortare Kapuściński da Farrusco è la giovane Carlota, guerrigliera dell’MPLA con uno sguardo “umanitario” che va oltre il conflitto in corso ma che combatte per una migliore educazione per i bambini e per una degna assistenza sanitaria. 

Di mezzo c’è anche un’informazione-scoop di cui Kapuściński viene a conoscenza una volta raggiunto il fronte meridionale di  Pereira de Eça e che potrebbe cambiare le sorti del conflitto, mettendo a repentaglio la popolazione e la sua stessa sopravvivenza. Il reporter viene così messo di fronte alle proprie responsabilità e alla propria deontologia professionale. 

Se questa è la Storia, sul “fronte” filmico i due registi vincono la loro sfida soprattutto nell’utilizzo ,come campo e controcampo (estetico e temporale), due tecniche ben distinte: quella dell’animazione per rappresentare il conflitto (non diversamente dal ruolo svolto dalle tavole di Stefano Massi ne La strada dei Samouni ), e quella più classicamente documentaristica per intervistare, a distanza di decenni, i sopravvissuti di quel conflitto, lacerati dal Tempo e perciò stesso testimoni ancor più commoventi di un fatto storico che si fa, anche grazie al film di Raul de la Fuente e Damian Nenow (per non dire del libro di Kapuściński), paradigmatico di tutti i conflitti, del passato e del presente.

Another day of life è un reportage di guerra, un’immersione nella Storia, ma anche un viaggio nell’anima, tra incancellabili sensi di colpa e risposte esistenziali che soltanto chi ha vissuto così può avere in cambio. È anche un film con una reale ragione di essere, che va oltre la testimonianza. Tutti i personaggi coinvolti hanno una cosa in comune: hanno visto qualcosa che ha cambiato la loro vita. E là dove ci sono delle immagini che hanno questo potere, c’è un film che domanda e merita di venire alla luce”. (Marianna Cappi, Mymovies)

Per saperne di più:

  • il trailer
  • l’introduzione al film di Michele Smargiassi, Repubblica.it
  • il commento di Tiziano Terzani sul film e sul suo rapporto con Ryszard Kapuściński
  • la recensione di Marianna Cappi, Mymovies.it
  • la recensione di Mirko Salvini, Ondacinema