#iorestoinSALA highlights: tra animazione e cinema del reale

Non sarà forse una tendenza quella di unire animazioni a riprese dal vero o di natura documentaristica, ma ci piace comunque sottolineare affinità stilistiche tra titoli per il resto diversi tra loro per i temi trattati, quali sono Ancora un giorno (di Raúl de la Fuente e Damian Nenow) e Quando eravamo fratelli (di Jeremiah Zagar), che vi proponiamo “abbinati” nella nostra programmazione settimanale all’interno di #iorestoinsala.

Se del toccante film tratto dal best-seller omonimo del reporter polacco Ryszard Kapuściński vi abbiamo già parlato diffusamente qui, resta da dire di Quando eravamo fratelli (titolo originale We the Animals, dall’omonimo romanzo di Justin Torres), osannato al Sundance e candidato a 5 Spirit Awards.

“Racconto di crescita e scoperta della propria individutalità” (Mymovies) è quello dei tre fratelli portoricani Manny, Joel e Jonah e dei loro problematici rapporti con i genitori, tra continui litigi e violenza domestica, nello scenario apparentemente idilliaco di una casa immersa nel verde alla periferia dello stato di New York. E se la narrazione di questo sorprendente e d innovativo coming of age procede a ritroso, con gli occhi della memoria che scandagliano il passato, analogamente la scelta di Zagar è quella di evitare la pulizia del digitale e di fare risaltare, anche a livello tecnico e visivo, la sporcizia dei ricordi. Il film è infatti girato in 16mm, per conferire anche alle immagini quella grana e quell’aura quasi sovrannaturali (e malickiane) proprie dei ricordi lontani. Di più, il film alterna sequenze “dal vero” ad altre realizzate con la tecnica dell’animazione a passo uno (per un totale di 6.500 disegni) che interviene per dare vita ai disegni di Jonah, il fratello minore, il più positivo dei tre.

In un film che fa del colore e del calore la sua cifra, ed in cui le scelte stilistiche fanno tutt’uno con le emozioni dei personaggi e della natura che li circonda, un ruolo cruciale lo giocano la fotografia infuocata e quasi mistica di Zak Mulligan e la colonna sonora di Nick Zammuto (metà del duo The Books), che fonde elettronica ed elementi naturalistici. Da parte di Zagar c’è un’estrema vicinanza ai personaggi, affettiva ma anche fisica. A tal punto che con la sua macchina a spalla entra talmente in scena da venire letteralmente strattonato dai giovani attori, non professionisti e proprio per questo ancora più sorprendenti nelle loro performances nate da libere improvvisazioni. 

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