#iorestoinSALA highlights: 'Il mio corpo'

Dopo i numerosi riconoscimenti internazionali e la selezione tra i finalisti dei Nastri d’Argento per la sezione Cinema del Reale, arriva in prima visione sugli schermi virtuali di #iorestoinsala Il mio corpo di Michele Pennetta, docufilm con cui il regista conclude la sua “trilogia siciliana”, iniziata nel 2013 con A Iucata e proseguita nel 2016 con Pescatori di corpi.

A presentarlo al pubblico in diretta streaming venerdì 26 febbraio alle ore 19.00 il critico e direttore del festival di Locarno Giona Nazzaro che dialogherà con il regista Michele Pennetta, il direttore della fotografia Paolo Ferrari e il produttore Giovanni Pompili. A introdurre Maud Corino, responsabile distribuzione di ZaLab. La diretta sarà, come di consueto, visibile anche sulle pagine Facebook dei cinema aderenti a  www.iorestoinsala.it. 

Coproduzione svizzero-italiana, Il mio corpo è interamente ambientato nell’entroterra siciliano. Oscar, poco più che bambino, recupera la ferraglia per suo padre che si occupa di rivenderla. Passa la sua vita tra le discariche abusive dove i rottami sedimentano. Agli antipodi, ma giusto accanto, c’è Stanley. Fa le pulizie nella chiesa del villaggio in cambio d’ospitalità e un po’ di cibo. Coglie la frutta nei campi e accompagna il bestiame al pascolo, solo per tenere occupato il suo corpo venuto da lontano. Tra Oscar, il piccolo siciliano, e Stanley, il nigeriano, nessuna similitudine apparente, salvo il sentimento di essere stati buttati in pasto al mondo, di subire lo stesso rifiuto, la stessa ondata soffocante di scelte fatte dagli altri.

“Con questo nuovo film – dice Michele Pennetta – ho voluto raccontare la precarietà di giovani senza futuro e senza prospettive. In Stanley e Oscar c’era qualcosa che li accomunava; lo stesso sentimento di essere stati gettati in pasto al mondo senza preavviso, usando i propri corpi come unico strumento di sopravvivenza.” 

“Un’opera delicata e dura, che non fa sconti emotivi e visivi alla desolazione morale ed estetica di un luogo abbandonato, ma ancora vissuto. O, meglio, fatto di sopravvissuti e sopravviventi, come quei ferrovecchiari, della cui tradizione Oscar è erede inevitabile, e dei migranti come Stanley, che si arrabatta pulendo la chiesa del paese […]  Il cinema di Michele Pennetta è un’arte clandestina, capace di percorrere gli interstizi della Sicilia con la sensibilità di un occhio straniero ma partecipe, la capacità di restituire un universo fatto di rifiuti, solidi e umani, di quelli che lui chiama “oblii, ragazzi dimenticati”

“Un film che si compone di silenzi, di sguardi, di due corpi che condividono un destino di privazioni e di solitudine […] È un invito ad ascoltare quello che ci viene fatto da Michele Pennetta ne Il mio corpo. Ascoltare cosa? Innanzitutto ciò che non si può percepire direttamente, un linguaggio che scorre al di sotto della parola e che riempie con la sua presenza tangibile lo spazio circostante arrivando a saturarlo: sono i corpi di Oscar, un bambino cresciuto troppo in fretta, e di Stanley, un ragazzo nigeriano accolto da una Sicilia che non vuole più lasciarlo andar via; sono i loro silenzi sostenuti, i loro sguardi che fuggono verso una linea di confine che non vediamo o di cui è impossibile immaginare la fine.” (Dalla recensione di Marco Bolsi, Sentieri Selvaggi)

“Un film che sfida le definizioni classiche: né finzione, né documentario (classico). Pennetta racconta – meglio: osserva – le vite parallele di due ragazzi che il mondo non contempla.” (Dalla recensione di Giona A. Nazzaro, Film TV)

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