#iorestoinSALA | Focus sulla Corea del Sud

Quella della Corea del Sud è indubbiamente una delle cinematografie più vive, fresche ed originali degli ultimi anni e non solo. Il pluripremiato e giustamente osannato Parasite e la filmografia di Bong Joon-ho in generale ne rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Dobbiamo quindi ringraziare Tucker Film che da diversi anni promuove, non solo attraverso il Far East Film Festival ma anche con una mirata e illuminata attività di distribuzione nelle sale italiane, opere singolari e originali, così diverse tra loro ma che ci aiutano a farci un’idea più completa di cosa accade nel cinema orientale in generale e, in questo caso specifico, nel cinema coreano. Vi proporremo dunque nell’arco di due settimane, all’interno della  programmazione virtuale del Cinema Lumière, cinque film che spaziano tra commedia, dramma e azione, leggerezza e inquietudine.

Questa settimana ci sarà ancora modo di vedere l’intenso Burning – L’amore brucia di Lee Chang-dong a cui si aggiunge A Taxi Driver di Hun Jang.

 

Tratto  da Granai incendiati, racconto breve di Haruki Murakami contenuto nella raccolta L’elefante scomparso, Burning diviene nelle mani del regista e del co-sceneggiatore Oh Jung-Mi un film di 2 ore e mezza perfettamente orchestrato, una scommessa decisamente vinta. Lee Chang-dong non è nuovo ad exploit del genere, se il suo primo film (Poetry, di 8 anni precedente) narrava – caso unico nella storia del cinema – l’origine di un componimento poetico. L’apparente azzardo di dilatare la concisa pienezza di un racconto di poche pagine nella rarefazione di un  lungo(molto lungo)metraggio riesce felicemente proprio grazie al ritmo impresso dal regista. Come nota acutamente Chiara Borroni su Cineforum: “È una questione di ritmo. Il ritmo della narrazione prima di tutto, come è logico per un regista che nasce scrittore e lavora su un soggetto tratto da uno scrittore che nasce musicista”). Inoltre, se la storia da cui prende le mosse il film è estremamente lineare (in sostanza, e senza voler svelare troppo, un menage a deux che si allarga a triangolo con l’ingresso di un misterioso e inquietante terzo elemento maschile che spezza ogni normalità), la scelta di addensare e accrescere gli elementi oscuri contenuti nel racconto rende il film un mistery thriller da non perdere, arricchito da una colonna sonora che lo completa e ne punteggia lo svolgimento al tempo stesso leggero e avvincente.
“Uno straordinario saggio sulla narrazione, come un Hitchcock che perde tempo di fronte all’impenetrabilità del mistero. Un thriller che rimane un acquerello su carta di riso.” (Sentieri Selvaggi)

Per saperne di più:

 

A parte la quasi omonimia del titolo, nulla a che vedere con il masterpiece di Scorsese per A Taxi Driver. Campione d’incassi in patria (più di 12 milioni di spettatori), il film di Hun Jang affronta un momento storico drammatico per la Corea, le cui ferite sono ancora aperte nella memoria collettiva. Alternando i toni della commedia e quelli del dramma , le risate e le lacrime, Hun Jang mette in scena la storia vera del tassista Kim Man-seob, goffo uomo medio che può ricordare a tratti il tassinaro di Sordi, indebitato, vedovo e legatissimo alla sua auto, interpretato – è bene specificarlo – dallo straordinario Song Kang-ho che tutti abbiamo imparato a conoscere con Parasite
La vita di Kim cambia quando conosce il reporter tedesco Jurgen Hizpeter, di stanza in Giappone ma spostatosi in Corea per documentare la repressione della protesta studentesca di Gwangju da parte dell’esercito, nel 1980,contro la dittatura di Chun Doo-hwan. Un numero imprecisato di vittime (a seconda delle versioni tra i duecento e i duemila morti), soprattutto un massacro oscurato dai media attraverso una censura implacabile. A tal punto oggetto di rimozione che la stessa identità del tassista Kim è stata svelata dal figlio solo di recente, dopo l’uscita del film, a 30 anni di distanza dai fatti. 
Sarà anche per questo che Hun Jang decide di affrontare questa ferita aperta nella storia coreana mediando il dramma e la denuncia con i toni della commedia, affrontando un momento oscuro e tragico con l’insinuarsi in esso attraverso la sguaiata ma centrale  figura di Kim, cui fa da contraltare la determinazione del reporter tedesco. Così vicini così lontani i due protagonisti reali del film e della storia (e della Storia) ma è proprio questo meccanismo dialettico a decretare la riuscita del film e il suo successo di pubblico, oltre alla magistrale prova attoriale del già citato Song Kang-ho e di Thomas Kretschmann.
A Taxi Driver è anche un saggio sulla capacità del cinema coreano di mescolare mood e generi, impegno ed entertainment, denuncia e botteghino. Attitudine che proprio con Parasite ha trovato la sua maggiore consacrazione internazionale di pubblico e critica (su questa ambigua specificità consigliamo di leggere la recensione di Quinlan.it riportata sotto).

Per saperne di più:

  • il trailer (con sottotitoli in inglese)
  • il massacro di Gwangju, pagina di Wikipedia
  • il massacro di Gwangiu, articolo di Giulia Pompili su Il Foglio, con riferimenti al film di Hun Jang e al romanzo Atti umani (Adelphi) di han Kang
  • la recensione di Quinlan.it