#iorestoinSALA | Giornata della Memoria

È ormai consuetudine, per il mondo del Cinema e per quello della Scuola, onorare il Giorno della Memoria e ricordare le vittime dell’Olocausto con uscite a tema, con matinée studentesche. Purtroppo quest’anno non sarà possibile farlo “in prezenza” per le ovvie conseguenze che il Covid ha imposto sia a studenti e docenti da un lato, sia ad esercenti e distributori dall’altro. La mancanza di questo incontro emotivo ed educativo, di questa condivisione in sala inscrive un ulteriore dolore (contingente) nel dolore (storico) della ricorrenza stessa. Con i mezzi possibili in questo momento (vale a dire le proiezioni in streaming) onoreremo comunque le vittime della Shoah.
Il progetto del network #iorestoinSALA mette infatti a disposizione ben 3 film per il 27 gennaio; tre film diversissimi tra loro per genere ma che insieme restituiscono, crediamo, l’interezza di questa intensa esperienza di confronto con gli orrori della Storia. 

Impossibile non partire dunque da Il Grande Dittatore, classico dei classici contro il nazifascismo. Difficile aggiungere qualcosa a quanto non sia già stato detto sulla satira chapliniana. Meglio rimandare senza indugi agli approfondimenti da noi redatti in occasione del suo precedente ritorno in sala, nella versione restaurata da Criterion in collaborazione con Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Nei quali approfondimenti trovate di tutto e di più su un film immancabile ed ineludibile, da rivedere ora e sempre. 

Tornando al presente siamo felici di poter proporre La Douleur di Emmanuel Finkiel. Tratto dal romanzo autobiografico di Marguerite Duras (la cui opera non è certo nuova a trasposizioni sul grande schermo; basti pensare ad Hiroshima Mon Amour e a L’Amante), La Douleur è il diario di un’attesa, il racconto lacerante di un’assenza, il viaggio interiore di un donna che attraversa la violenza della Storia e dei sentimenti.
Quella donna è la stessa Duras, la quale descrive il periodo difficile che trascorse nell’attesa del ritorno del suo amato marito Robert Antelme, membro della Resistenza francese deportato dalla Gestapo, i pericoli corsi per avere sue notizie, il venir meno della speranza ma insieme l’impossibilità di cedere al peggio che sembra ineluttabile.
La Douleur, libro autobiografico, nelle mani di Finkiel diventa un film esso stesso autobiografico, seppur per vie indirette. Nelle parole del regista: “il punto di partenza è stato inevitabilmente la mia esperienza personale, anzi, quella di mio padre, che vide i propri genitori e suo fratello più piccolo, arrestati nel 1942, non tornare mai più. Per tantissimi anni, in modo del tutto irrazionale, li abbiamo aspettati. Un’attesa, la nostra, priva del minimo barlume di speranza. Aspettavamo per il solo gusto di aspettare: attesa e assenza erano i fulcri dell’avvenire.”
La Douleur è un film potentemente femminile, non solo grazie al romanzo della Duras cui corrisponde il personaggio di Marguerite. Ancora Finkiel: “sarebbe impossibile non ammettere che la nostra protagonista è Marguerite Duras. Eppure, allo stesso tempo, e direi soprattutto, la nostra Marguerite è una donna come tutte le altre, un essere umano, rappresentativa di quelle donne che si ritrovano ad attendere che qualcuno ritorni a casa e di tutte quelle donne, in senso più generale, ovunque, in ogni guerra e indipendentemente dal periodo storico, che secondo Duras sono le sole a conoscerne l’abominio. Marguerite è la portavoce di tutte quelle altre donne.”

Per saperne di più su La Douleur:

  • il trailer
  • la recensione di Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera
  • l’intervista alla protagonista Melanie Thierry, pubblicata su Elle

Infine un’uscita ad hoc: il documentario Se questo è amore della regista e autrice teatrale israeliana Maya Sarfaty, che narra l’impossibile e tragica storia d’amore tra Helena Citron, una giovane ebrea prigioniera ad Auschwitz, e Fanz Wunsch, ufficiale austriaco delle SS. Il film sarebbe infatti dovuto uscire al cinema proprio nella ricorrenza del 27 gennaio. Siamo fieri di poterlo proporre, all’interno di #iorestoinSALA, nel nostro Lumière “virtuale” e ringraziamo il distributore Wanted per aver reso comunque disponibile un’opera dalla gestazione pluriennale, frutto di lunghe ricerche e il cui esito si allontana decisamente dalla forma documentaria più classica e “televisiva” grazie all’originalità delle scelte registiche e all’utilizzo “ricontestualizzato” dei documenti storici. Una storia d’amore impossibile ma che nondimeno salva la vita, letteralmente, e che si protrae ben oltre la fine della guerra e dell’orrore dei lager. 

E dal momento che è sì importante che vi sia un giorno in tutto il mondo dedicato alla Memoria dell’Olocausto, ma è ancor più vero che la Memoria non è cosa da un giorno, il prezioso film della Sarfaty resterà in programmazione al Lumière anche nei giorni a venire.

Per saperne di più su Se questo è amore: