#iorestoinSALA highlights: 'La Belle Epoque'

Opera seconda del drammaturgo e regista Nicolas Bedos, La Belle Epoque mette in scena un’esperienza che è sia meta-cinematografica che meta-temporale: la possibilità di riavvolgere il nastro della propria vita per tornare a riviviere i momenti culminanti del passato.
Tutto finto naturalmente: la società Time Traveller mette a disposizione set e figuranti per ricreare a proprio piacimento la finzione del passato, incontrare personaggi famosi, rivivere altre epoche o – come nel caso del protagonista, il fumettista in crisi Victor (Daniel Auteil) – tornare agli anni felici (e ormai finiti) del proprio matrimonio con Marianne, interpretata da una sempre splendida Fanny Ardant. 

Riprendono così vita, grazie alla magia del cinema (e di un film nel film), gli anni ’70 di Victor, sontuosamente scenografati in un vortice di movimenti cui è impossibile resistere, non immergersi. Con la consapevolezza amara di un passato che non tornerà ma rispetto al quale è comunque vitale illudersi. Tutto è in scena: la realtà che si scopre finzione, e il realizzarsi stesso di questa finzione come verità, in uno scambio di piani e linee narrative che incrocia la vivacità del ritmo e la malinconia della consapevolezza (dello spettatore prima ancora che del protagonista). Il gioco è scoperto: al pubblico viene chiesto non solo o non tanto di immedesimarsi nel vissuto e nei sentimenti di Victor, ma di cedere alla sua stessa illusione, in una doppia finzione che è la realtà del cinema (e che ci permette tra l’altro di godere di una Fanny Ardant che a sua volta sempre uscire da uno dei suoi film con Truffaut). Bedos è magistrale nel giostrare e nel domare questo vertiginoso gioco di specchi, di piani narrativi e temporali. Quando si dice un film felice

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