#iorestoinSALA highlights: 'Sole'

Presentato al Festival di Venezia 2019, nella sezione Orizzonti, e vincitore del premio come miglior Rivelazione Europea del 2020 agli European Film Awards, arriva sugli schermi virtuali di #iorestoinSALA, venerdì 12 febbraio, Sole, lungometraggio di debutto di Carlo Sironi

Sarà proprio il regista, classe 1983, a presentare il film al pubblico in diretta Facebook alle ore 20.30. A dialogare con lui il critico cinematografico Emanuele Rauco. La diretta sarà, come di consueto, visibile anche sulle pagine Facebook dei cinema aderenti a  www.iorestoinsala.it

“Sin da giovane mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita se fossi diventato padre: cosa significa diventare padre, diventare genitori? Ovviamente non ha a che fare semplicemente con il mettere al mondo una creatura con il proprio corredo genetico, ma piuttosto con un cambio di approccio rispetto alle proprie prospettive, alle proprie aspettative. Cosa si prova a posare lo sguardo su una creatura appena nata di cui ti devi prendere cura, di cui ti senti responsabile? Mi sono chiesto se potrei mai diventare il padre di un bambino non biologicamente mio, un percorso forse meno usuale ma non per questo meno concreto. Sole è il tentativo di rispondere a questa domanda”. (Note di regia di Carlo Sironi)

Ermanno è un ragazzo che passa i suoi giorni fra slot machine e piccoli furti; Lena ha la sua stessa età, è appena arrivata dalla Polonia per vendere la bambina che porta in grembo e poter iniziare così una nuova vita. Ermanno deve fingere di essere il padre per permettere a suo zio e alla moglie, che non possono avere figli, di ottenere l’affidamento attraverso un’adozione tra parenti. Alla nascita di Sole, però, tutto cambia: mentre Lena cerca di negare il legame con sua figlia, Ermanno inizia a prendersene cura come se fosse il vero padre e tra i due ragazzi cresce un legame inatteso. 

Sole è un film duro e un film vero, un film come è difficile e rischioso farne senza andare incontro alla nicchia in cui certe opere vengono facilmente relegate quando non ammiccano, non abbozzano e non infiocchettano tematiche sociali spinose, come è quella trattata dal film di Sironi, che opera invece per sottrazione, facendoci venir meno ogni comodo punto d’appoggio. A partire dalla scelta del protagonista maschile Ermanno, interpretato dall’attore non professionista Claudio Segaluscio, perfetto per il ruolo: “volevo ci fosse un’incoscienza di fondo in chi l’avesse interpretato”, spiega Sironi. A fare da contraltare, nel ruolo femminile l’attrice, polacca Sandra Drzymalska, perché, spiega il regista, “volevo che la sua maggiore preparazione si sentisse nel rapporto con Ermanno”. E siccome la realtà è a volte (o spesso) noiosa, Sironi non esita a inserire nel film un senso di stasi e di oppressione spaziale (i due protagonisti sono stretti in spazi chiusi e asfittici che hanno una rispondenza nello stesso formato utilizzato, il 4:3) e temporale (quei tempi morti che di prassi il cinema depenna). Non è d’altronde un caso che Sole guardi ai maestri di un cinema incompromissorio, di una messa in scena e di una recitazione estremamente rigorosi: i Dardenne e Bresson su tutti.

Sole è un film sull’attesa ed esso stesso un film in attesa, forse di nulla, un cul de sac esistenziale di fronte al mistero della nascita e della “genitorialità”, vera o “surrogata” che sia.

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