#iorestoinSALA | #highlights | Tensione superficiale

Giovanni Aloi (classe 1984) esordisce nel lungometraggio con un film fatto di peccato ed espiazione, di ingenua perdizione e orgogliosa redenzione. Tensione superficiale, una storia cupa e scomoda, fatta di prostituzione, illusorie prospettive di un vita migliore da pagare a caro prezzo (cui corrisponde il prezzo del proprio stesso corpo), il miraggio di un riscatto esistenziale che diviene la realtà di un ricatto morale. La protagonista è una ragazza-madre di trent’anni insoddisfatta del lavoro di receptionist in un hotel sul lago di Resia, estenuata dagli orari che le permettono di vedere solo di rado il figlio. Varca così il confine, per lavorare come prostituta nel weekend: in Austria, a pochi chilometri di distanza, le ragazze che vendono il proprio corpo sono tutelate dalla legge e ricevono lauti stipendi. Non appena, però, in paese si sparge la voce del suo nuovo lavoro, tutta la comunità le si rivolta contro, isolandola e perseguitandola. Il “segreto” di Michela porterà̀ alla luce molte delle meschinità e delle ipocrisie quotidiane che sottendono alla vita del paesino montano, trasformando la ragazza in un capro espiatorio perfetto.

La scelta della location, ammantata di un lucente e nevoso biancore in contrasto con le trame oscure che vi si consumano, è azzeccatissima e contribuisce non poco alla “confezione” stilistica del film, unitamente a immagini che trasfigurano la crudezza della vicenda in un peregrinare sovente onirico e infernale, con un che di sorrentiniano, a tratti, nella ricchezza delle inquadrature. Ed è sempre l’ambiente, la dimensione provinciale e isolata – apparentemente idilliaca ma sotto alla quale covano insoddisfazione, risentimento e odio – a fare risaltare (la tensione superficiale del titolo?) e dare profondità di campo ai dilemmi che si consumano nella protagonista e al suo rapporto con la deprecabile umanità che la circonda, la condanna e la isola.

Note di regia

Quando mi sono imbattuto in un’intervista ad una ragazza italiana che varca il confine ogni giorno per prostituirsi, all’insaputa dei suoi amici e della sua famiglia, ho immediatamente intravisto un enorme potenziale cinematografico in questa vicenda. Qualche mese prima, inoltre, destino volle che mi trovassi proprio nella zona al confine tra Italia e Austria, sul lago di Resia: è un luogo incredibilmente suggestivo e misterioso, lo circondano altissime montagne e sotto le sue acque si cela un paese sommerso, come testimonia il campanile romanico che emerge dalla superficie, ghiacciata per la maggior parte dell’anno. Partendo da questi due elementi ho deciso di sviluppare una storia che raccontasse la prostituzione in cui la nostra protagonista Michela, adottando un comportamento ritenuto moralmente inaccettabile, trova una via per ottenere ciò che la società esige da lei; ricostituisce il proprio nucleo famigliare in brandelli, ribalta la sua situazione economica, si riscopre donna, desiderabile, forte. Tensione Superficiale è una storia di confine; in Tirolo il passaggio tra Italia ed Austria appare fluido, anche nel paesaggio, ma la differenza nella legge sulla prostituzione è evidente. Questa discrepanza favorirà la doppia vita di Michela in un’Europa divisa da frontiere di varia natura. Lontano da ogni volontà di giudizio, ma con il solo desiderio di stimolare la riflessione su temi quanto mai attuali. Il film pone delle questioni fortemente controverse; il cinema infatti, almeno per come lo intendo io, non è messa in scena di granitici sillogismi, atti a dimostrare come si dovrebbe o non dovrebbe vivere, ma un’indagine sulle pulsioni più intime dell’uomo, un tuo nella vita di qualcun altro da cui riemergere con più dubbi che certezze. Questo vuole essere Tensione Superficiale, un film che non ha paura di svelare le contraddizioni dell’epoca contemporanea, ma che vuole andare a fondo nella ricerca dei rapporti tra individui, spazi e identità culturali, ma anche il racconto di una crescita, un percorso di consapevolezza doloroso ma necessario che condurrà la protagonista a ripensare la sua intera esistenza. [Giovanni Aloi]

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