Si chiude il 2021, un anno di attesa, di speranze rimandate, di lutti. Come Cineteca abbiamo perso il ‘papà’, Vittorio Boarini, intellettuale illuminato e combattente, che assieme ai colleghi della Commissione Cinema aveva saputo convincere una città della necessità di una cineteca, che aveva inventato il Cinema Lumière, il laboratorio di restauro, l’attività didattica… Così generoso, divertente e amante della vita che ci aveva convinti tutti della sua immortalità. Se n’è andato in un attimo, a ottantasei anni, senza avvisaglie, una notte di fine ottobre. Bambino, aveva vissuto a Bologna l’angoscia dei bombardamenti del 1943-44. Quando lui e la sua famiglia risalirono dal rifugio, trovarono via San Petronio Vecchio, dove abitavano, invasa dalla polvere, impossibile dire se la loro casa fosse stata o meno colpita. Si avvicinarono temendo di trovare le macerie, il portone sotto al portico era integro, l’androne pieno di polvere, salirono le scale e aprirono l’appartamento, che era pure invaso dalla polvere, ma intatto. La nonna, che era alle sue spalle, esplose con la frase liberatoria, “bein, che avevo dato la polvere proprio ieri…”. Vittorio, che come sua nonna era indomabile, mi ha raccontato varie volte questa storia di speranza, a cui penso spesso in questi giorni amari.

Avevo scritto nello scorso editoriale che il mese di novembre sarebbe stato decisivo per il futuro dell’industria cinematografica e i dati nazionali e internazionali di queste settimane sono molto confortanti. Il pubblico sta tornando in sala, anche grazie a un eccezionale numero di film straordinari. Ho visto qualche giorno fa The French Dispatch ed è così strabiliante, così ebbro di bellezza che, appena finito, vorresti subito rivederlo. Le sale della Cineteca registrano un crescente successo e molto spesso tutti i posti sono esauriti. In quest’autunno ci pare di essere tornati nei primi anni Novanta, quando la nostra sala di via Pietralata era sempre piena di un pubblico giovane che scopriva la storia del cinema. I costanti sold out della retrospettiva Tarkovskij ci fanno guardare al prossimo anno con speranza. Sarà l’anno del centenario Pasolini, nato a Bologna il 5 marzo 1922, del ritorno a giugno del Cinema Ritrovato, della mostra Simenon in autunno, dell’apertura del Modernissimo, della fine della prima parte dei lavori
del nostro deposito pellicole.

Celebriamo questo dicembre con nuovi, attesissimi, film, come Nowhere Special, capolavoro di Uberto Pasolini, italiano che vive e gira in Inghilterra, e con le opere più recenti di Steven Spielberg e Ridley Scott. Tra i film di Natale salutiamo l’elegante Diabolik dei Manetti Bros., che tra i tanti meriti hanno quello di aver trasformato Bologna in uno dei set di Clerville. Mentre andiamo in stampa ci sono quattro set attivi in città e il prossimo anno attendiamo Marco Bellocchio, che qui girerà alcune scene del film sul caso Mortara. Una nuova stagione produttiva – di prima classe – sembra aprirsi per Bologna.

In omaggio all’ultimo Sorrentino e al suo È stata la mano di Dio, potente affresco autobiografico della sua giovinezza partenopea, abbiamo pensato di chiudere l’anno con un genere che vanta quasi solo capolavori, l’autobiografia, quando cioè un autore ha il coraggio di ritrarsi mettendo in scena la propria vita. Da Fellini a Tarkovskij, da Varda a Scorsese, da Truffaut a Chaplin, da Jodorowsky a Spike Lee, da Cuarón a Moretti. È un genere apparentemente impossibile, in cui artisti della finzione devono sapersi spogliare di ogni autorefenzialità per offrirsi al pubblico con verità e sincerità. Vedere o rivedere i film della rassegna Autoritratti al cinema sarà un buon modo per affrontare le feste e il nuovo anno.

Auguri cari amici cinefili.

Gian Luca Farinelli