Hollywood
Mentre scrivo è appena uscito in sala Avatar – La via dell’acqua. Sarà il miracolo che Disney e tutti gli esercenti del mondo si augurano? Intanto registriamo il semplice dato che il numero di film prodotti dalle major e dagli indipendenti USA è drasticamente diminuito ed è questa la prima causa della crisi mondiale delle sale. Questa sorta di suicidio del sistema cinematografico statunitense libera spazi inediti per il cinema europeo e italiano. Sapranno i nostri autori rinnovare la creatività e realizzare film capaci di parlare a un pubblico più ampio?
Abbiamo pensato di aprire la programmazione di gennaio con due monumenti del cinema classico, Cantando sotto la pioggia e Il più grande spettacolo del mondo. Ricordate la copertina di dicembre del nostro mensile, il bambino portato per la prima volta al cinema dai genitori, nella scena iniziale di The Fabelmans? Il film a cui assiste il giovane Spielberg e che cambierà la sua vita, stregandolo al cinema, è proprio il penultimo di Cecil B. DeMille, premio Oscar 1953 per il miglior soggetto e il miglior film. Settant’anni dopo regge ancora al tempo? Lo giudicheranno gli spettatori del primo giorno dell’anno, che si troveranno davanti a un film con personaggi straordinariamente ambigui e irrisolti, dotati di una complessità inusuale per il cinema hollywoodiano di quegli anni, un cast eccezionale, con Jimmy Stewart in una delle sue prove migliori e più particolari, un bel crescendo narrativo e lo spettacolo del Technicolor. Ma soprattutto si troveranno davanti a un film che è anche un documento sul cinema, sullo spettacolo, sul circo, sul mondo visto da un regista che era nato nel 1881, aveva firmato la sua prima regia nel 1914 ed era stato tra i protagonisti della trasformazione di Hollywood da sobborgo di Los Angeles a Mecca del cinema, come racconta Damien Chazelle nel suo attesissimo Babylon, l’opera con cui la Paramount, forse l’unica major che continua a credere nel cinema in sala, spera di bissare il grande successo ottenuto durante l’estate con Top Gun: Maverick.
Nessuno ha raccontato così bene la trasformazione di Hollywood da terra promessa in elegante non luogo del postmoderno come David Lynch, magnifico interprete di John Ford nel finale di The Fabelmans, che con Spielberg condivide solo lo stesso anno di nascita, perché nella sua carriera ha battuto strade artistiche opposte e che oggi sembra aver abbandonato il cinema, in favore della pittura, della musica, della meditazione, della meteorologia – consultare per credere il David Lynch’s Weather Report. Al grande artista e meteorologo dedichiamo un’ampia retrospettiva e il film del mese, Strade perdute: enigma in cui perdersi o manuale di liberazione dell’immaginazione?

 

Non solo Hollywood
Nel 2023 torneremo spesso a Godard, il Maestro che ci ha lasciati sul finire del 2022 a cui dedichiamo un omaggio presentando alcuni dei suoi primi lavori, da Fino all’ultimo respiro (1959) a Due o tre cose che so di lei (1967): sette anni che sconvolsero il cinema e la società. Godard fu protagonista del cambiamento, realizzando opere sempre diverse, cinque film con cinque ritratti folgoranti di donne e di attrici, da Jean Seberg ad Anna Karina, da Brigitte Bardot a Macha Méril e Marina Vlady.
Rimaniamo in Francia, ma cambiamo secolo, con l’omaggio a una delle figure più luminose e amate del cinema contemporaneo, Louis Garrel, figlio d’arte, attore, scelto appena diciannovenne da Bertolucci per The Dreamers; di film in film interprete sempre più sensibile ed empatico, amato dal pubblico europeo e americano e poi anche regista con film giusti, personali, coraggiosi, fino al recente L’innocente, che ha superato i settecentomila spettatori in Francia e che esce a gennaio in Italia. Ci è sembrato giusto dedicargli un omaggio per conoscere meglio i suoi talenti, che lo avvicinano molto spesso all’Italia, paese che ama profondamente.
Chiudo con la rassegna dedicata al cineasta italiano del momento, l’unico ad avere registrato un grande successo di pubblico negli ultimi tre anni, Roberto Andò, uomo gentile, artista dai molti talenti, che ha realizzato con La stranezza un film colto e popolare, che ci avvicina a Pirandello e al mistero dei Sei personaggi e che sa sfruttare al meglio il talento di Toni Servillo e Ficarra e Picone. Un miracolo che ci ha spinto a chiedere a un altro palermitano, il critico Emiliano Morreale, di scegliere un percorso nella sua filmografia da proporre al pubblico del Lumière.

Buon anno e Buone visioni!

Gian Luca Farinelli