Visioni Italiane è la festa dei film d’esordio e del cinema indipendente, di un’ampia generazione di cineasti tra i venti e i trent’anni che segnala, attraverso le proprie opere, l’urgenza di realizzare film innovativi in termini espressivi, linguistici, di analisi delle grandi questioni che attraversano il nostro paese. Un’urgenza che si avverte nella Bella vita, un film che ha compiuto trent’anni ma che è il primo diretto da Paolo Virzì e scritto da Francesco Bruni (diventato uno degli sceneggiatori importanti del cinema italiano prima di passare dietro la macchina da presa) e che ha segnalato al pubblico la grande presenza scenica di Sabrina Ferilli. Commuove rivederlo oggi, perché sa cogliere un momento di trasformazione del paese, con la fine del mondo industriale e la grande crisi della classe operaia.
È il centenario della nascita di Francesco Rosi, autore che ha inventato un cinema capace di raccontare la realtà: Salvatore Giuliano, Le mani sulla città, Il caso Mattei sono film che hanno influenzato in maniera indelebile molte generazioni di cineasti. Il restauro di alcuni dei titoli in programma è merito di Martin Scorsese, che considera Rosi uno dei suoi maestri. Nonostante ciò, e proprio per il suo sguardo politico sulla realtà, Rosi è un cineasta un po’ fuori moda; ci auguriamo che la rassegna a lui dedicata sia l’occasione per scoprirne la straordinaria modernità.
Il nostro restauro del mese è Casco d’oro, altro film oggi in parte dimenticato che ha avuto una grande notorietà alla sua uscita e ancora per molto tempo a seguire (l’album omonimo di Caterina Caselli esce nel 1966, quasi quindici anni dopo il film) ed è il primo grande successo del francese Jacques Becker, assistente di Renoir, morto prematuramente ad appena cinquantatré anni nel 1960. Uno dei registi più amati dai registi: senza di lui, probabilmente, la nouvelle vague sarebbe stata una cosa diversa. Il suo modo di usare la macchina da presa, di farla volare, quasi dematerializzarla, è perfettamente funzionale alla libertà con cui racconta la storia d’amore tra Jo e Marie (Serge Reggiani e Simone Signoret), tra l’ex galeotto che vuole redimersi e la giovane e affascinante prostituta nella Parigi dell’Ottocento. Un melodramma sublime in cui il cinema si fa pittura, dove Monet e Auguste Renoir diventano lo sguardo con cui mettere in scena uno dei più bei racconti di amor fou mai realizzati. Signoret e Reggiani avevano fatto film prima e ne faranno molti dopo, ma mai più nessun personaggio da loro interpretato sarà così perfetto come quelli di Casco d’oro: per gli spettatori dell’epoca loro saranno per sempre Jo e Marie.
A proposito di coppie d’attori, la rassegna su Paul Newman, Joanne Woodward e sulla loro carriera comune, prende il via dal documentario che a loro ha dedicato Ethan Hawke. Grande attore e regista a sua volta, ha avuto l’umiltà di studiare le carte, le foto, il diario di Paul, i film privati che le figlie gli hanno messo a disposizione: il risultato è uno dei più bei documentari sul cinema mai visti, della durata di sei ore. E io che non amo le serie per una volta divento loro grande sostenitore, perché solo l’ampio respiro della serialità può restituirci la grandezza e la fragilità di un attore come Newman, che non era solo il più bello tra i divi, ma era anche un interprete sensibilissimo e un essere umano di prima classe.
E poi novembre è la stagione dei nuovi film, che finalmente tornano nelle sale: dall’ultimo lavoro di uno dei registi più interessanti del cinema contemporaneo, David O. Russell, al nuovo Guadagnino americano, fino alla prima commedia gay prodotta da un grande studio, Bros. Un mese con molte, ottime sorprese.

Gian Luca Farinelli