Fuori Sala: Come inguaiammo il cinema

23/04/2021

Nella sezione “Cinema italiano Ritrovato & Restaurato”, il racconto di Ciprì e Maresco sulla coppia comica del cinema italiano, Franco e Ciccio.

Nel nuovo programma in streaming del progetto Il Cinema Ritrovato | Fuori Sala, “sospeso tra l’inchiesta, il documentario e la ricostruzione poetica” (Paolo Mereghetti), il film di Ciprì & Maresco Come inguaiammo il cinema italiano ripercorre la vita dell’altro talentuoso duo siciliano, Franchi & Ingrassia: la fatica degli inizi, il fatale incontro sotto l’egida di Domenico Modugno, il teatro delle ‘vastasate’, gli spettacoli di piazza, la prolifica carriera cinematografica degli anni Sessanta, le ripetute liti e riconciliazioni, fino al risucchio della televisione, capolinea di una carriera che ne ha fatto due paladini del pubblico d’un altro tempo, portatori di un’idea e di una pratica di comicità antica e popolare. Con in più un paio di esilaranti gag nuove di zecca che portano il marchio di fabbrica di Ciprì e Maresco e con uno speciale montaggio di materiali extra realizzato da Franco Maresco.

Proponiamo qui la lettura delle dichiarazioni di Ciprì e Maresco tratte dal book di presentazione del film, 2004:

  • ( Franco Maresco ). Franco e Ciccio, fin dall’inizio del loro sodalizio, vissero la condizione di coppia come un incubo in cui ciascuno fu il carceriere dell’altro. Ogni tanto uno dei due evadeva dalla prigione, ma l’incubo invece che svanire si replicava e si ingigantiva, fino a diventare una ossessione, anzi l’Ossessione della vita. Nella solitudine si cercavano, erano tormentati dalla nostalgia, dal rimpianto, si accusavano a distanza e, attraverso gli amici più intimi, si mandavano quel tipo di insulti che nessuno come i palermitani sa inventare. Noi li chiamiamo, dalle nostre parti, ” infamità “. Passava qualche anno, si riappacificavano grazie a Pippo Baudo o a Mike Bongiorno di fronte a venti milioni di spettatori e dopo un po’ tornavano alla sceneggiata di sempre. ( … )
  • ( Daniele Ciprì ). Sono cresciuto con i film di Franco e Ciccio che vedevo e rivedevo nelle sale di quartiere e anche in quelle parrocchiali. I loro film la critica non li amava, ma per noi ragazzini erano il più grande divertimento. Di quel cinema ho una nostalgia assoluta perché era fatto alla svelta e con pochi soldi, eppure quasi sempre ci trovavi qua e là una idea geniale, un’inquadratura che ti colpiva, insomma c’erano ancora i ” generi ” che alimentavano, con i loro incassi, il cosiddetto ” cinema d’autore ” che ha fatto scuola ovunque nel mondo ( … )
  • ( Franco Maresco ). Sì, effettivamente Come inguaiammo il cinema italiano lo abbiamo girato e montato in tempo record, se consideriamo i nostri film precedenti: solo sei mesi. Questo è stato possibile perché avevamo il supporto organizzativo di Lucky Red, fondamentale, e poi grazie al fatto che abbiamo messo su una seconda troupe ( guidata da Tatti Sanguineti ) che girava contemporaneamente a noi altre interviste. Però devo dire che il contributo più prezioso l’ha dato la nostra co-sceneggiatrice, Claudia Uzzo, che ha trovato e selezionato una quantità pazzesca di materiali di repertorio, anche quelli messi a disposizione dalle famiglie Benenato e Ingrassia. Tra l’altro, è stata lei a metterci in contatto con la sorella maggiore di Franco Franchi, la signora Pina, una persona meravigliosa che Claudia conosceva da bambina perché aveva un bar sotto casa sua. Da questa conoscenza, poi diventata amicizia, siamo arrivati a tutti i parenti e amici, allora ancora viventi, della coppia Franco e Ciccio. Questo fa del nostro film un documento veramente unico per la ricchezza delle testimonianze.
  • ( Daniele Ciprì ). Non penso che ci siano eredi di Franchi e Ingrassia. Il cinema da allora è cambiato in tutti i sensi, dal punto di vista della tecnica ma anche da quello della nuova generazione di spettatori, che oggi non potrebbero accettare quel modo semplice di far ridere. Il mondo è cambiato e sta cambiando ad una velocità che fa paura. Mi chiedevi poco fa se Ficarra e Picone sono i nuovi Franco e Ciccio… Sono nostri amici e pure molto bravi, ma non credo che possano essere definiti loro eredi. Credo che anche Franco sia d’accordo con me.
  • ( Franco Maresco ). Sì, condivido. Il fatto è che con Franco e Ciccio si è chiuso un mondo che possiamo definire del ” comico puro “, intendo quello del teatro popolare, dell’avanspettacolo da cui arrivavano attori come Totò, Sordi, l’immenso Peppino De Filippo… Che cosa manca alle nuove generazioni di comici? La fame nera, la fame di sesso, la fame di vita. Erano questi gli elementi fondamentali su cui si fondava l’arte della risata. Totò ripeteva spesso che il vero comico era colui che sapeva in prima persona che cosa significa andare in giro con le suole delle scarpe bucate e le pezze al culo. Tutto questo non esiste più da un pezzo, adesso i comici vengono dalle università e dalle scuole di recitazione, ” leggono ” il mondo attuale come se fossero sociologi, oppure vengono dai villaggi turistici portandosi dietro una montagna di imbecillità in cui molto pubblico si riconosce e si sente a casa propria. Anch’io non credo che i nostri amici Ficarra e Picone siano gli eredi di Franchi e Ingrassia, se non per due elementi casuali: essere palermitani e fare una comicità ” per tutti “, quella che i critici cattolici definivano adatta alle ” famiglie “. Come dico sempre a Salvo e a Valentino , che cosa sono le famiglie di oggi? Loro sono orgogliosi di far ridere senza ricorrere alle parolacce, di fare un cinema all’antica, vale a dire ” pulito “. Ma attenzione: questa è un’Italia che ha bisogno non di buoni sentiment bensì di calci in culo, ciò che una quarantina di anni addietro facevano meravigliosamente signori che si chiamavano Monicelli, Risi, Germi e molti altri scendendo per li rami. Sì, Franco e Ciccio hanno chiuso un’epoca, un’idea di comicità. Anche perché nei prossimi anni ci sarà poco da ridere, non solo in Italia.