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Editoriale di gennaio

23/12/2021

Un ciclo di commedie, le domeniche mattina, e Billy Wilder, nei primi giorni di gennaio… ci è sembrato il miglior modo per augurarvi buon anno!

Dal momento che le certezze sembrano aver abbandonato la nostra vita quotidiana, proviamo a ritrovarle frequentando il Lumière… Billy Wilder è una certezza. Ha praticato da maestro tutti i generi, vincendo cinque premi Oscar, un Leone e un Orso d’oro. Vedere o rivedere quattro delle sue commedie ci aiuterà a ritrovare la profondità dell’ironia. Abbiamo scelto due tra i suoi titoli più famosi e perfetti, A qualcuno piace caldo e Prima pagina (se volete vedere la versione precedente della stessa commedia, ma al femminile, La signora del venerdì, ve la proponiamo domenica 30 gennaio), e due meno noti, ma altrettanto gustosi, Uno, due, tre!, dove James Cagney deve vendere Coca Cola di qua e di là dal muro di Berlino, e Non per soldi… ma per denaro, in cui una delle coppie più comiche di sempre, Walter Matthau e Jack Lemmon, opposti in tutto, quindi magicamente complementari, recitano assieme per la prima volta. Sono opere dove la perfezione è la normalità, per la scrittura, il ritmo, l’uso dello spazio, gli attori, l’intreccio; i suoi film, come quelli di Lubitsch, sono dei trattati filosofici scritti in forma di commedia; facendoci ridere, Wilder ci insegna a guardare con più verità noi esseri umani.

Se abbiamo bisogno di certezze sul cinema del presente, l’integrale dedicata all’opera di Asghar Farhadi ce le darà. Non ancora cinquantenne, già vincitore di due Oscar, Farhadi, di cui esce nelle sale italiane l’ultimo film, Un eroe, ci dimostra che, nonostante i film dei supereroi continuino a occupare
saldamente la testa dei box office mondiali, esiste ancora una produzione indipendente, esistono ancora autori capaci di realizzare film profondamente radicati nella loro cultura, ma che toccano la sensibilità di un pubblico internazionale. Un cinema di una precisione implacabile, dove l’obiettivo è una lente d’ingrandimento che scava nel profondo dei personaggi, oltre le maschere dietro le quali si proteggono. Un cinema personale, che è imparentato con i grandi narratori del teatro e della letteratura, da Balzac e Shakespeare, da Kafka a Ibsen.

Il programma di gennaio potrebbe avere come titolo ‘Il cinema tra le arti’, anche perché, come avviene da molti anni, durante Arte Fiera ci piace mostrare i più interessanti film e documentari sul mondo dell’arte. Forse anche per questo il nostro film del mese è Vampyr, variazione onirica del mito demoniaco, che ci conduce in un mondo intermedio, inesplorato, obliquo, lunare, tra la vita e la morte. Dedichiamo al cinema di Dreyer, così unico e necessario, un omaggio, per rivedere o scoprire per la prima volta uno dei maestri della storia del cinema. Ho visto molte volte Vampyr e ho sempre sofferto pensando che fosse un film tradito dal sonoro, quasi non udibile, a causa della povertà del sistema di registrazione dell’epoca. Dobbiamo essere grati al lavoro di Timothy Brock, compositore e già autore del meritorio restauro delle partiture di Chaplin, per essere riuscito nel miracolo di restituirci la forza sconvolgente delle musiche originali di Zeller che esaltano la potenza misteriosa dell’opera di Dreyer.

Ai film indiani, arabi e africani che, negli anni Settanta e Ottanta, liberandosi dei modelli occidentali, hanno aperto una nuova frontiera linguistica, antropologica ed espressiva, è dedicata la seconda parte della rassegna Lumière: una storia di incontri. Tra i film straordinari che mostreremo segnalo
Alessandria perché?, forse il capolavoro del maestro del cinema egiziano, Youssef Chahine; inevitabile dedicare la proiezione a un egiziano a cui la nostra comunità bolognese tiene molto, Patrick Zaki: sarebbe bello vederlo al Lumière al posto della sua sagoma di cartone!

Per chi ancora fosse scettico sul futuro, raccomando di pensare al prossimo film di Guillermo del Toro, La fiera delle illusioni – Nightmare Alley. Lo aspettiamo da oltre un anno, impazienti, perché è ispirato alla stessa novella da cui è tratto l’omonimo, bellissimo, film del 1947 di Edmund Goulding, con Tyrone Power e Joan Blondell. La nuova versione è interpretata da Bradley Cooper e Cate Blanchett e ha tutti gli elementi per farci sperare in un film che ci farà felici. Lunga vita al Cinema!

Gian Luca Farinelli

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