Fuori Sala: i film noir statunitensi e i loro splendidi trailer originali

21/05/2021

In programma al Cinema Ritrovato | Fuori Sala, i restauri di sei imperdibili film noir statunitensi girati a cavallo del 1950. Scopriamoli attraverso i loro trailer originali.

Nel nuovo programma del progetto Il Cinema Ritrovato | Fuori Sala (disponibile in streaming su MyMovies dal 23 maggio al 19 luglio) figurano cinque formidabili noir statunitensi di serie B, salvati e riscoperti da Eddie Muller, a cui si aggiunge il classico So che mi ucciderai di David Miller. Questi piccoli gioielli ritrovati saranno proposti al pubblico nella loro versione restaurata e preceduti da introduzioni dello stesso Muller e di Goffredo Fofi.

In programma insieme al sestetto americano, anche il noir francese Il Corvo di Henri-Georges Clouzot, presentato da Paolo Mereghetti.

Per prepararci alla visione, riscopriamo questi titoli attraverso i loro splendidi trailer originali, pieni di scritte altisonanti, sguardi intensi… e momenti di vero brivido!

 


È TARDI PER PIANGERE
(Too Late for Tears, USA/1949) di Byron Haskin

Lui e lei, coppia con frustrati fremiti d’ambizione sociale, entrano casualmente in possesso d’una valigia con sessantamila dollari. Lui per scrupolo e paura vorrebbe restituirla, lei nemmeno per sogno, entra in gioco un poliziotto corrotto e divampa la fiamma del peccato. Situato in una fertile terra di mezzo tra serie A e serie B, il noir di Byron Haskin vive soprattutto della sfida sessuale e immorale che s’instaura tra il detective Dan Duryea e la splendida Lizabeth Scott, una delle migliori dark lady di sempre, capace di modulare il cliché nel segno d’una perversa tenerezza. Per struttura, dilemma e tensione piacerà agli appassionati di Breaking Bad.

 


TRAPPED
(USA/1949) di Richard Fleischer

In trappola, promette il titolo e premette il commentatore che ci introduce al film, così finiscono i ladri, le spie, i contraffattori d’ogni rango, quando ci sono di mezzo i gloriosi servizi segreti degli Stati Uniti. E questa è la storia di come un falsario scappa di prigione deciso a rimettere le mani sulle sue mazzette di dollari contraffatti, ignaro d’essere sotto l’occhio dei detective. Ma se la fine è nota il percorso è emozionante, i giochi si dipanano e si sdoppiano lungo scale minacciose, appartamenti bui, hangar abbandonati. Basso budget e alto rendimento stilistico. Uno dei primi film di Richard Fleischer, poi regista d’una manciata di capolavori (da Le jene di Chicago a L’altalena di velluto rosso).

 


IL MISTERO DEL MARITO SCOMPARSO
(Woman on the Run, USA/1950) di Norman Foster

Girato nei crudi quartieri proletari della San Francisco degli anni Cinquanta, il film vede protagonista una donna arguta e disincantata alla ricerca del marito (dal quale è separata), scomparso dopo aver assistito a un omicidio. La protagonista Ann Sheridan offre un tour de force interpretativo e il regista Norman Foster, già pupillo di Orson Welles, sa cogliere lo spirito frenetico della sceneggiatura di Alan Campbell. Le scene in esterni furono splendidamente fotografate da Hal Mohr, conferendo alla produzione un realismo e un’atmosfera che i film dell’epoca girati in teatro di posa non potevano sperare di eguagliare.

 


L’UOMO CHE INGANNÒ SE STESSO
(The Man Who Cheated Himself, USA/1950) di Felix E. Feist

Una ricca adultera uccide il marito e convince l’amante, detective della omicidi, a coprire il delitto. L’uomo che ingannò se stesso rientra perfettamente nel sottogenere ‘poliziotto corrotto’ del noir anni Cinquanta. Il modello è James M. Cain: cittadini rispettabili che si arrendono ai loro bassi istinti. È l’unica volta che Lee J. Cobb ha un ruolo da protagonista romantico, mentre a indossare la pelliccia della femme fatale è l’integerrima Jane Wyatt, che diventerà famosa come saggia matriarca nella serie tv Papà ha ragione. (Eddie Muller)

 


SCIACALLI NELL’OMBRA
(The Prowler, USA/1950) di Joseph Losey

Poliziotto roso dall’invidia sociale uccide un presentatore della radio e ne sposa la vedova, già sua amante. Una gravidanza inattesa rischia di far venire a galla la verità. Opera di svolta nella carriera di Losey, riesce a coniugare l’analisi psicologica e il tema della lotta di classe con una perfetta tensione narrativa. Per il regista è “un film sui falsi valori, sui mezzi che giustificano il fine e il fine che giustifica i mezzi”, dove la macchina da presa non solo ‘pedina’ ma giudica la realtà. Dalton Trumbo, che scrisse la sceneggiatura con Hugo Butler ma non poté firmarla perché vittima del maccartismo, presta la voce all’annunciatore radiofonico.

 


SO CHE MI UCCIDERAI
(Sudden Fear, USA/1952) di David Miller

Myra Hudson è una drammaturga, una donna ricca per eredità ma che vive del proprio talento, sicura di sé, imperiosa. Nel lungo viaggio in treno da New York a San Francisco cede alle lusinghe di un mediocre attor giovane di cui aveva bocciato il provino. Il resto è materia nota, lui è Jack Palance e le preferisce Gloria Grahame, mette in atto un piano d’omicidio, lei scopre tutto e sfodera un’autodifesa in forma di trappola per topi, con sciabolate notturne di luci e ombre… però è davvero pietrificata dal dolore, e il film diventa soprattutto questo, uno studio del volto di Joan Crawford, occhi sbarrati e ogni muscolo teso allo spasimo.