Kentannos

06/04/2021

Dopo l’anteprima mondiale a Visions du Réel e la partecipazione al Biografilm di Bologna, arriva dal 9 aprile nei cinema “virtuali” del network #iorestoinsala Kentannos, il film documentario di Víctor Cruz girato tra Costa Rica, Giappone e Sardegna (tre dei luoghi che sembrano custodire il segreto dell’elisir di lunga vita), intreccia emozioni e sfide quotidiane di alcuni giovani centenari che, alla soglia del loro primo secolo – e talvolta anche oltre – non smettono di vivere in maniera straordinariamente normale, senza rinunciare ai propri desideri.

Ambientato in tre delle cinque “blue zone” (le aree del pianeta in cui l’aspettativa di vita è notevolmente più alta rispetto alla media), Kentannos è un film sulla passione di vivere che, con estrema tenerezza, ci ricorda che l’età è solo uno stato mentale. 

In Costa Rica, la figlia di Pachito teme che a 98 anni il padre non sia più in grado di andare a cavallo, e cerca di proibirglielo; in Sardegna, Adolfo chiede come regalo per i suoi 93 anni di poter coronare il suo sogno di tutta la vita: pilotare un aeroplano; sull’isola di Okinawa, Tomi, 95 anni, fa parte di una famosa pop band, e continua ad andare in tournée in tutto il Giappone.

In occasione dell’uscita del film, il 9 aprile alle ore 21, il circuito #iorestoinsala ospiterà un incontro con il regista Víctor Cruz, il produttore Giovanni Pompili (Kino produzioni), il protagonista del film, Adolfo Melis e la scrittrice Michela Murgia.

 

Per saperne di più

Note di regia di Victor Cruz

Sono molto attratto dalla terza età. Forse perché, dopo la prematura morte di mia madre, nei suoi ultimi anni di vita ho dovuto prendermi cura di mia nonna. Oltre che suo nipote, per cinque anni le ho fatto in qualche modo da “badante”: ero responsabile per le sue cure mediche, l’igiene personale, l’esercizio fisico. Ho apprezzato ogni istante di quei cinque anni passati ad accudirla e ho sentito che lo stesso valeva per lei. 

Quando pensiamo alla longevità, spesso ci focalizziamo su cose come la dieta che facciamo, la salute, la genetica e, in tempi più recenti, sulla famiglia e le relazioni sociali. È quest’ultimo aspetto che mi interessa maggiormente. Sono stato in grado di osservare da vicino gli effetti positivi che la famiglia produce sui membri più anziani, stimolandoli, mantenendoli attivi, coinvolti nei progetti della loro vita. Questa relazione che esiste va ben oltre il semplice rispetto; è caratterizzata da manifestazioni di affetto fisico come gli abbracci, i baci e una presenza costante. Queste manifestazioni di affetto sembrano produrre effetti rivitalizzanti negli anziani. 

Ho incontrato molte persone anziane a Nicoya, in Sardegna e a Okinawa. È così che ho conosciuto i protagonisti del documentario. Mi hanno fatto innamorare di loro e mi sono deciso a fare un film che parlasse delle loro storie personali, delle loro famiglie e delle loro comunità. 

Penso alla longevità come al risultato di una serie di relazioni, familiari e sociali. Penso che le persone che hanno una vita lunga, rappresentino la chiave per capire e fare nostro un altro modo di concepire e fare esperienza delle relazioni. Questa è la tesi del documentario: ci sono molti modi di vivere e alcuni di questi modi possono condurre verso una vita più ricca e serena e quindi più lunga, salutare e consapevole. 

Le zone blu

 “Per realizzare Kentannos mi sono focalizzato su tre cosiddette zone blu, aree geografiche dove le persone vivono più a lungo: la Sardegna, Okinawa in Giappone e Nicoya in Costa Rica (Victor Cruz)

Con il termine Zona blu (o Blue zone) si identifica un’area demografica e/o geografica del mondo in cui l’aspettativa di vita è notevolmente più alta rispetto alla media. L’espressione è stata coniata in seguito alle ricerche sulla longevità umana degli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain (pubblicate la prima volta su Experimental Gerontology), che identificarono nella provincia di Nuoro l’area con la maggior concentrazione al mondo di centenari. 

In seguito Dan Buettner ha individuato altri “fulcri di longevità nel mondo”: oltre alla Sardegna, le isole di Okinawa in Giappone e di Icaria in Grecia, la penisola di Nicoya in Costa Rica, e la comunità avventista di Loma Linda in California. Sul numero del Time del 26 febbraio 2018 (“How to live longer better… and still have fun”), così Buettner – autore di “The Blue Zones” e “The Blue Zones Solution” – descrive le “nostre” tre zone: 

  • Sardegna, Italia 
    Una dieta a base di verdure, l’attività fisica quotidiana e la vicinanza alla famiglia hanno dato a questa zona blu la più alta concentrazione di centenari maschi al mondo. Si tratta prevalentemente di pastori di pecore, che tendono a camminare 8 km al giorno, e uomini con figlie femmine, accuditi con amore in tarda età. La popolazione di questa regione beneficia anche della mutazione M26, una variante genetica legata all’estrema longevità, tramandata per generazioni in questa comunità isolata. 

  • Okinawa, Giappone 
    In molte Blue Zone la famiglia e la comunità rivestono una grande importanza, ma la dimensione sociale raggiunge il suo apice in questa cultura giapponese. Gli abitanti di Okinawa sono sostenuti dai loro moai, piccoli ma affiatati circoli sociali in cui si attenuano i fattori di stress mentale mentre le abitudini salutari vengono rinforzate e condivise. Il risultato? Una cultura che vanta le donne più longeve del mondo, con molte che superano i 100 anni. 

  • Nicoya, Costa Rica 
    La maggior parte dei residenti della Blue Zone evita il cibo lavorato, ma gli abitanti di Nicoya portano questo principio ad un altro livello. I costaricani tradizionalmente assumono la maggior parte del loro apporto calorico da fagioli, zucca e mais, oltre che dalla frutta tropicale. Questa dieta ricca di verdure e alimenti densamente nutrienti – e molto tempo all’aperto – rende i corpi forti e ben nutriti. Allo stesso tempo, un plan de vida, il senso di uno scopo che guida la proprio vita, aiuta i nicoyani a rimanere mentalmente e spiritualmente attivi fino a 90 anni e oltre.