L’editoriale di maggio

27/04/2022

Ce l’abbiamo fatta! Dopo due stagioni di aperture e chiusure a singhiozzo, la stagione 2021/22 si è svolta regolarmente e, pure tra annunci terroristici e concorrenza sempre più aggressiva delle piattaforme, abbiamo nuovamente potuto accogliere il nostro pubblico in sala. Le sale della Cineteca chiudono la stagione con numeri molto positivi, in alcuni mesi addirittura in crescita rispetto all’ultima stagione ‘normale’, quella 2018/19.

Ricominciamo dai capolavori di Joseph Losey. Nato nel 1909, educato nei rigidi principi della morale puritana nell’ambiente colto di una famiglia del Midwest, all’inizio degli anni Trenta compie un viaggio formativo in Europa, incontra Charles Laughton, che condivideva con lui l’impegno politico e sociale, inizia un’attività teatrale di ricerca, che approfondisce nel suo viaggio in URSS e successivamente con l’incontro con Bertolt Brecht. Dopo la guerra, dove combatte da regista nelle file dell’esercito USA, fa il suo esordio a Hollywood con una parabola antirazzista, Il ragazzo dai capelli verdi, inizio folgorante che segnala fragorosamente con un film anticonformista la nascita di un autore. Le ombre del maccartismo faranno scappare Losey molto presto dal sistema hollywoodiano e lo porteranno a una carriera in Europa che non ha eguali tra i registi statunitensi trapiantati nel vecchio continente. Straordinario direttore di attori, da Bogarde alla Moreau, da Glenda Jackson a Delon, cui offre, nei suoi film e nelle sue sceneggiature, scritte anche in collaborazione con autori del valore di Harold Pinter, ruoli che indagano, con profondità e coraggio, l’ambiguità dell’identità umana e della condizione esistenziale. Il ritmo, la tensione morale, il coraggio nella ricerca di una lingua cinematografica che continuamente forza i canoni della classicità, senza tradirla, fanno dei suoi film un patrimonio unico che siamo felici di offrire oggi al nostro pubblico.

A fianco di un maestro riconosciuto della storia del cinema, due cineasti argentini attorno ai cinquant’anni, Mariano Cohn e Gastón Duprat, che – prima videoartisti, poi documentaristi e creatori di format per la televisione argentina – nel 2008 iniziano con L’artista un percorso che li porterà a diventare maestri del cinema del paradosso e forse i più talentuosi rappresentanti della commedia cinematografica contemporanea, come dimostra l’ultima trilogia: dopo aver deriso l’autore letterario in Il cittadino illustre, il sistema dell’arte contemporanea in Il mio capolavoro (diretto dal solo Duprat), nell’ultimo film, Finale a sorpresa, i due registi realizzano non solo un’opera deliziosamente divertente, ma anche un saggio sulla recitazione e sul cinema, in cui non sappiamo se essere più divertiti dall’intelligenza con cui i due autori mettono in scena l’essenza del cinema contemporaneo o dalla loro capacità di farci ridere. Costante nei tre film è il talento nel lavorare con gli attori argentini, un serbatoio che pare inesauribile, e nell’ultimo di mettere assieme un ‘mostro’ del teatro e del cinema argentino, come Oscar Martínez con due ‘giganti’ spagnoli, scoperti da Almodóvar e divenuti star globali, come Antonio Banderas e Penélope Cruz, che probabilmente da molto tempo non si divertivano così tanto sul set.

Si conclude la retrospettiva Pasolini – ma sono previsti altri momenti durante l’estate e l’autunno –, con Salò, i tanti interventi di e su Pasolini che accompagnano il suo ultimo anno di vita e quelli successivi la sua morte. Tra i tanti materiali preziosi segnalo Fascista, raro documentario di Nico Naldini, che nella sua semplicità, una messa in fila dei cinegiornali che raccontano il fascismo dalla Marcia su Roma a Piazzale Loreto, resta uno dei documenti più seri e necessari mai realizzati sul ventennio, e L’intervista sotto l’albero realizzata durante le riprese di Salò da Gideon Bachmann, dove la lucidità profetica di Pasolini raggiunge vette inarrivabili. La morte tragica di Pasolini concluse in una notte la sua vita, ma la sua opera non è mai stata così amata, studiata e, finalmente, compresa come ora.

Chiudiamo il programma con uno dei film più solari di sempre, uno dei maggiori successi della storia del cinema italiano, Lo chiamavano Trinità… Sarà il nostro viatico per un’estate dove cercheremo di sorprendervi, mostrandovi la storia del cinema e quindi parlando del cinema che verrà: appuntamento martedì 10 maggio per annunciare con i quiz le ‘bellezze’ del prossimo Cinema Ritrovato.

Gian Luca Farinelli