‘Mulholland Drive’, il film di David Lynch compie 20 anni e li festeggia con il restauro

15/07/2021

Venerdì 16 luglio, alle ore 21.45, in Piazza Maggiore e alla LunettArena.

Nel pomeriggio, sempre di venerdì 16 luglio, alle ore 18.30 al Cinema Lumière, il documentario Conversation avec Romy Schneider.

Il restauro di Mulholland Drive inaugura il percorso di avvicinamento al Cinema Ritrovato, il festival in programma dal 20 al 27 luglio.

Venerdì 16 luglio, alle ore 21.45, in Piazza Maggiore e alla LunettArena (serata promossa da DoDo), c’è Mulholland Drive di David Lynch, fresco di restauro per festeggiare i suoi 20 anni.

E intanto, nel pomeriggio, sempre di venerdì 16 luglio, alle ore 18.30 al Cinema Lumière, è in programma il documentario Conversation avec Romy Schneider di Patrick Jeudy.

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Sotto le stelle del cinema

Venerdì 16 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore e LunettArena

MULHOLLAND DRIVE (USA/2001) di David Lynch (145’)

Restaurato in 4K nel 2021 da StudioCanal presso il laboratorio Fotokem/ Criterion, a partire da un negativo originale

Serata promossa da DoDo

Mulholland Drive, uno degli indiscussi capolavori della fase matura dell’arte di David Lynch, nonostante e forse proprio attraverso l’ormai celebre ‘enigmaticità’ della sua struttura, possiede tutti gli ingredienti del ‘romanzo dell’abbandono’, esaltati da un’atmosfera noir particolarmente in sintonia con un progetto narrativo così centrato sui sentimenti. Perché il noir non è solo un genere di narrazione che fa perno sul delitto, sulla colpa, sul mistero: al suo interno, si agita sempre Eros, con la sua cieca forza distruttiva e i suoi labirinti di passioni. Comunque si voglia rendere conto della trama di Mulholland Drive, risulta sempre più chiaro, via via che il film procede verso la sua conclusione (o retrocede, se si preferisce, verso il suo punto di partenza), che Lynch ha immaginato uno spazio onirico, o uno spazio immaginale, muovendo da una catastrofe sentimentale, dalla perdita di un Eden amoroso. Due donne bellissime si amavano, fino al giorno in cui una delle due ha messo fine alla storia, imboccando una strada nuova, e lasciando l’altra sulla sua spiaggia solitaria, nello strazio interminabile dei suoi giorni dell’abbandono. Questo squilibrio dei poteri è probabilmente il nervo più sensibile di ogni storia d’abbandono. Non a caso sia Teseo sia Giasone, i grandi ‘abbandonatori’ del patrimonio mitologico, possiedono tutti i crismi del potere: sono eroi, uccisori di mostri e fondatori di città. Mentre Arianna e Medea, dopo aver contribuito in maniera decisiva alla loro affermazione, vengono ricacciate, come nemici sconfitti, nella solitudine e nello sconforto, ostaggi dolenti del loro desiderio di morte. Lynch manipola questo schema classico, per tutta la prima parte del film, raccontando una storia che altro non è che un rigoroso meccanismo di compensazione. Assistiamo, insomma, a una vicenda che è l’esatto contrario di quanto avviene nella realtà: l’illusione realizza l’impossibile e il potere torna completamente nelle mani della persona abbandonata. A me sembra abbastanza ovvio che quello che vediamo nella prima parte di Mulholland Drive sia un sogno, è il rigore geometrico del rovesciamento, l’infallibile simmetria del meccanismo di compensazione, a renderci certi che il racconto che seguiamo proviene dal regno dei sogni. Fra tutte le idee che formicolano in Mulholland Drive, questa mi sembra la più poetica.

(Emanuele Trevi, Raccontare l’abbandono, in Claudio Bisoni (a cura di), Attraverso “Mulholland Drive”, Il principe costante, Pozzuolo del Friuli 2004)

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Verso Il Cinema Ritrovato. Documentari

Venerdì 16 luglio, ore 18.30, Cinema Lumière

CONVERSATION AVEC ROMY SCHNEIDER (Francia/2017) di Patrick Jeudy (61’)

12 dicembre 1976. Fiocchi di neve volteggiano sopra la cattedrale di Colonia. Pochi passi più in là, in un piccolo ufficio che ricorda la cabina di una nave, Romy Schneider si confida a una donna: Alice Schwarzer, la femminista tedesca più combattiva di quegli anni, fondatrice della rivista “Emma”. Lontana dai set e non più disponibile a concedere interviste, l’attrice trentottenne è all’apice della fama. Vuole che la giornalista le faccia da portavoce per ciò che non è mai riuscita a dire. “Voglio che il tuo articolo stupisca tutti”, ripete in francese. Ripercorrendo la propria vita, trascorsa facendo la spola tra Francia e Germania, l’attrice si abbandona a confessioni talvolta dolorose. Chiede a più riprese di interrompere la registrazione, soprattutto quando ricorda Magda, sua madre, attrice adulata sotto il Terzo Reich da lei sospettata di avere avuto una relazione con Hitler. Allude anche al patrigno, che ha abusato di lei. Quarant’anni dopo, Alice Schwarzer affida a Patrick Jeudy gli estratti della registrazione sonora della sua conversazione con Romy Schneider e rievoca davanti alla macchina da presa quella notte straordinaria. Spaziando dalla piccola Sissi all’icona degli anni Settanta, questo ritratto senza tabù svela l’intimità di una donna piena di contraddizioni che ci appare qui coraggiosa e impaurita, ribelle e conformista, geniale e tormentata dai dubbi. Ricco di rare immagini d’archivio, come il film privato di Eva Braun nel quale la madre di Romy appare tutta sorridente accanto al Führer, questo prezioso documentario getta nuova luce sul complesso rapporto dell’attrice con i suoi due paesi. Se la Germania risveglia i traumi dell’infanzia, la Francia resta il luogo di un primo amore tormentato, quello con Alain Delon. Dirà: “Adesso sono francese. Tutto ciò che è tedesco mi fa male”. Durante l’intervista, però, nei momenti di collera è il tedesco a prendere il sopravvento sulla lingua del cuore.

(Gian Luca Farinelli)