Il Paradiso dei cinefili apre le sue porte

19/07/2021

Il Cinema Ritrovato | Il Paradiso dei cinefili
con i suoi 426 film in 8 giorni
Dal 20 al 27 luglio a Bologna

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La 35ª edizione del festival, promosso dalla Cineteca di Bologna, si terrà in presenza in sala e all’aperto in Piazza Maggiore e avrà una versione online su MYmovies.

Martedì 20 luglio, inaugurazione con Isabella Rossellini, Alice Rohrwacher e JR, Jonathan Coe.

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Il Paradiso dei cinefili dal 20 al 27 luglio a Bologna

426 film in 8 giorni: sono quelli in cui si apriranno le porte del Paradiso dei cinefili. La 35ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato, promosso dalla Cineteca di Bologna, si inaugura domani, martedì 20 luglio, a Bologna (fino al 27 luglio). 8 giorni di proiezioni da mattina sera, in 7 sale coinvolte in città, e il gran finale, tutte le sere, in Piazza Maggiore e alla LunettArena. Il festival avrà anche una selezione online su MYmovies.

Inaugurazione con Isabella Rossellini, Alice Rohrwacher, lo street artist JR e lo scrittore Jonathan Coe

Due grandi donne di cinema per inaugurare il festival martedì 20 luglio: Isabella Rossellini e Alice Rohrwacher.

Isabella Rossellini presenterà il restauro di Francesco Giullare di Dio (ore 16.30, Teatro Arena del Sole), diretto dal padre Roberto Rossellini nel 1950, e incontrerà Alice Rohrwacher alle ore 18.45 all’Auditorium DAMSLab per parlare di Cinema in campagna: la sera stessa, infatti, alle ore 21.45, Isabella Rossellini e Alice Rohrwacher saliranno sul palco di Piazza Maggiore per una celebrazione del mondo contadino con il restauro del Mulino del Po di Alberto Lattuada, e i cortometraggi Green Porno di Isabella Rossellini e Omelia contadina di Alice Rohrwacher e JR, anch’egli ospite in Piazza Maggiore assieme a Isabella e Alice (la serata è sostenuta da MG Bologna – Stefanelli 1952).

Parallelamente, alla LunettArena, lo scrittore Jonathan Coe presenterà il film di Billy Wilder Fedora, al quale è ispirato il suo nuovo libro Io e Mr. Wilder (edito da Feltrinelli), che lo stesso scrittore presenterà alle ore 20 al Cortile dell’Archiginnasio, dialogando con il critico Paolo Mereghetti nell’ambito della manifestazione Stasera parlo io, promossa da Librerie Coop.

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Il Cinema Ritrovato

Selezione dal programma di martedì 20 luglio

Ore 16.30, Teatro Arena del Sole

FRANCESCO GIULLARE DI DIO (Italia/1950) di Roberto Rossellini (87’)

Introduce Isabella Rossellini

Restaurato nel 2021 da Cineteca di Bologna e The Film Foundation in collaborazione con RTI-Mediaset e Infinity+ presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Con il sostegno di Hobson/ Lucas Family Foundation

Francesco giullare di Dio racconta di una confraternita religiosa, quella di San Francesco e dei suoi umili discepoli. Nel film è completamente assente l’approccio serioso che caratterizza la maggior parte dei film religiosi e che per lo spettatore laico è spesso indizio di ipocrisia e finzione. Il titolo è un indizio essenziale. I folli hanno tradizionalmente il diritto di esprimere verità scomode restando impuniti. Qui abbiamo una confraternita che ha portato all’eccesso questo atteggiamento per mettere in luce la commedia della vita. Il tono del film è calibrato tra devozione e comicità, abbracciando sia le condizioni materiali dei fratelli sia i voli più bizzarri del loro spirito. Quando Rossellini spiegò all’unico attore professionista del film, Aldo Fabrizi (il prete coraggioso di Roma, città aperta), la sensazione di gioia e di bontà che aleggiava sul soggetto, l’attore mormorò tra sé: “Questo è completamente pazzo”. La bontà era un tema di particolare interesse per Rossellini. Per lui era un’assurdità, incompatibile con le circostanze sociali e la condizione umana, ma proprio per questo anche un mistero illuminato da una profonda tragedia. Nel contesto del ‘neorealismo storico’ Francesco è uno dei primi film in cui il passato lontano emerge con un’immediatezza che lo rende paragonabile al presente. Noi spettatori abbiamo la sensazione che Roberto Rossellini stia documentando con la sua cinepresa una selezione di ‘fioretti’ dai vagabondaggi di Francesco d’Assisi e dei suoi fratelli. Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini deve tutto all’essenziale intuizione di Rossellini. E per quanto riguarda la struttura di questo film, o la sua commistione di pazzia e devozione, opere come La strada di Federico Fellini, che di Rossellini era stato assistente, hanno probabilmente un debito con il regista. Per lo stesso Rossellini questo fu un importante primo passo verso il ciclo di biografie di grandi uomini intrapreso negli anni Sessanta e nell’ultimo decennio della sua vita, gli anni Settanta. Possiamo solo immaginare con rimpianto quanto più ricca sarebbe stata la storia del cinema se le biografie dei grandi uomini, spesso rigide e inerti, fossero state animate anche solo da una goccia in più della saggezza di Rossellini. Ci troviamo di fronte a un’esperienza rara, a un film immediato, affascinante, saggio, semplice e stratificato, una di quelle opere miracolose che non solo rigenerano la nostra percezione del cinema, ma scuotono la nostra visione del mondo.

(Peter von Bagh, presentazione televisiva Ennen elokuvaa (Before the Film), TV3 Finland, 24 aprile 1988)

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Ore 18.45, Auditorium DAMSLab

CINEMA IN CAMPAGNA

Dialogo tra Isabella Rossellini e Alice Rohrwacher

Ore 20

Presentazione del libro Io e Mr. Wilder di Jonathan Coe

Incontro con lo scrittore Jonathan Coe e il critico Paolo Mereghetti

In collaborazione con Stasera parlo io (manifestazione promossa da Librerie Coop)

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Ore 21.45, Piazza Maggiore

IL MULINO DEL PO (Italia/1949) di Alberto Lattuada (102’)

Restaurato in 4K nel 2021 da Cineteca di Bologna in collaborazione con Cristaldi Film, con il sostegno di Ministero della Cultura, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata

Precedono

Omelia contadina (Italia-Francia/2020) di Alice Rohrwacher e JR (10’)

Green Porno (USA/2008) di Isabella Rossellini (5’)

Introducono Isabella Rossellini, Alice Rohrwacher, JR

La serata è sostenuta da MG Bologna – Stefanelli 1952

Scegliendo di focalizzarsi sull’episodio che racconta il contrastato amore tra Berta Scacerni e Orbino Verginesi (che occupa buona parte di Mondo vecchio sempre nuovo, la terza e ultima parte del fluviale romanzo di Bacchelli Il mulino del Po), Lattuada vuole in questo modo sottolineare la propria ambizione: fondere l’affresco storico e sociale con il melodramma passionale. Per farlo elimina lo sfondo fatalistico-provvidenziale che Bacchelli aveva mutuato da Manzoni e accentua invece la lettura della prima industrializzazione delle campagne (con lo scontro tra la modernità delle trebbiatrici e la vecchia tradizione contadina) e il nascente conflitto di classe con la nascita delle leghe socialiste. Ma lo alterna con la partecipe descrizione del mondo dei suoi protagonisti, i mugnai Scacerni e i contadini Verginesi, sottolineando di ognuno pregi e difetti, dedizione al lavoro e avidità, senso della famiglia e orgoglio. In questo modo il film sa attribuire ad alcune figure una forma epica – la testarda determinazione di Cecilia, la madre di Berta, e l’irresponsabile irruenza di suo figlio Princivalle – e ad altre una dimensione romanzesca – i tormenti amorosi di Berta e Orbino, ma anche le folcloristiche figure di Smarazzacucco e Scantafrasca – capaci di inframezzare (e irrobustire) il flusso del racconto e le sue ambizioni storiche. Senza che mai l’uno o l’altro di questi elementi prenda il sopravvento. E quello che ai tempi veniva letto come un limite (la sapiente mise en cadre delle inquadrature, accusate di ‘calligrafismo’) oggi deve essere letta come la volontà di equilibrare l’affresco storico e il melodramma, capaci di mettere in risalto la fisicità dei corpi ma anche dei paesaggi (le straordinarie scene dei campi di grano, contesi tra le donne in sciopero e i soldati mandati a falciarli). Così da conferire al racconto “una valenza epica e morale che fa del Mulino del Po una delle punte più alte del cinema di Lattuada” (Adriano Aprà).

(Paolo Mereghetti)

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Ore 21.45

FEDORA (Francia-Germania Ovest/1978) di Billy Wilder (116’)

Introduce Jonathan Coe

“Vedete, il fatto è che Billy e io siamo molto diversi – lui è un genio creativo, io… be’, io no –, ma posso assicurarvi che non esiste persona al mondo che lo conosca meglio di me. Forse non lo rivela come fa Iz [I.A.L. Diamond], ma dentro di sé sa benissimo, e ormai da un po’ di tempo, che la sua carriera è finita. Non è più il re di Hollywood, non lo è più da un bel po’ e quel tipo di gloria non tornerà mai più. Sapete, una mattina di un paio di anni fa aveva finito di far colazione in terrazza e se ne stava lì seduto con una tazza di caffè e una rivista di cinema. C’era un articolo su Lo squalo, il film di Spielberg, in cui si parlava della montagna di soldi che quel maledetto film aveva fruttato alla produzione. La rivista era appoggiata sul tavolino, al suo fianco, e lui era seduto lì, immerso nei suoi pensieri, con lo sguardo perso sulla città. Gli chiesi cosa gli passasse per la testa, il che di solito è un grosso errore con Billy, ma quella volta non sbottò. Mi rivolse un sorriso appena accennato e disse: ‘Cosa mi passa per la testa? Niente di che. Pensavo che una volta anch’io sono stato Steven Spielberg’”. “Se ho capito bene”, cominciai, mentre il senso delle parole di Audrey [Wilder, moglie di Billy] penetrava a fondo dentro di me, “ci sta dicendo che Billy Wilder e il personaggio interpretato da William Holden sono la stessa persona”. “È evidente,”, disse Barbara. “Persino il nome ha lo stesso suono. Senza contare che indossa quasi sempre lo stesso cappello che porta Billy”. Mi sentii molto stupida per non essermene accorta. “Ma se fosse tutto qui”, continuò Audrey, “avrebbero scritto una commedia e Iz sarebbe molto più contento. Invece Billy ha scelto di fare una tragedia. La tragedia di chi un tempo era all’apice del successo e ora si accorge che è tutto finito. Il film non è su Barry Detweiler, che in fondo è un personaggio marginale. È su Fedora. È lei l’eroina tragica. Ed è con lei che Billy si identifica. Ecco perché ha voluto farlo”.

(Jonathan Coe, Io e Mr. Wilder, Feltrinelli, Milano 2020)