Sotto le stelle del cinema con Lucio Dalla e Jean Gabin

16/07/2021

Pietro Marcello porta il suo omaggio a Lucio Dalla Sotto le stelle del cinema: Per Lucio è in programma domenica 18 luglio, alle ore 21.45 in Piazza Maggiore e alla LunettArena, presentato dal regista (serata promossa da Confcommercio Ascom Città Metropolitana di Bologna).

Lunedì 19 luglio, serata di pre-apertura del festival Il Cinema Ritrovato (20-27 luglio) con Verso la vita presentato da Nicolas Seydoux: Jean Gabin d’annata diretto nel 1936 da Jean Renoir.

Sotto le stelle del cinema

Domenica 18 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore e LunettArena
PER LUCIO (Italia/2021) di Pietro Marcello (79’)
Presenta Pietro Marcello
Serata promossa da Confcommercio Ascom Città Metropolitana di Bologna

Raccontare Lucio Dalla è un desiderio antico, un progetto maturato nel tempo. Già da bambino ascoltavo e riascoltavo le sue canzoni sul giradischi di mio padre. Nacque una grande passione per la sua musica, il suo mondo e le sue parole che hanno abbracciato un’epoca entrando a far parte dell’immaginario pubblico e privato degli italiani, amate dai potenti e dai nullatenenti, dagli uomini e dalle donne. Un amore rinnovato nel corso degli anni che mi ha portato ad incontrarlo personalmente in occasione della presentazione di La bocca del lupo a Bologna. Già prima della sua morte mi ero ripromesso di realizzare un film che, attraverso le sue canzoni e la sua vicenda umana e artistica, raccontasse la storia di Italia. Da questa promessa lungamente custodita nasce Per Lucio.

Ho scelto di rievocare la carriera cangiante, la personalità anarchica e il geniale talento attraverso la voce del suo impresario Tobia e del filosofo Stefano Bonaga, suo amico di infanzia. Persone che l’hanno conosciuto prima di tutto come uomo e poi come artista e che dunque ce ne offrono un ritratto più intimo e quotidiano. Le loro testimonianze si muovono all’interno di uno scenario costituito dalle immagini di archivi pubblici, privati e amatoriali che riportano alla luce l’avventura di Dalla e le sue molte vite: dal faticoso esordio, l’entusiasmo per la prima ascesa al successo, alla fortunata collaborazione con il poeta Roberto Roversi, fino alla fase più matura, avvenuta dopo l’allontanamento da Roversi, nella quale Lucio si consacra come autore colto e popolare. Per dare corpo alla canzone Il parco della luna ho utilizzato anche materiali inediti del mio film La bocca del lupo, seguendo la pratica a me cara del riuso delle immagini. Nella narrazione ho assegnato un ruolo centrale ad alcuni capolavori nati dal sodalizio tra Dalla e Roversi. Ho sempre nutrito una profonda ammirazione per Roversi, intellettuale rigoroso e originalissimo, figura di riferimento imprescindibile nel panorama culturale italiano. Quello che mi ha sempre colpito dei testi e delle musiche di Dalla è la loro forza cinematografica e lo sguardo lucido e ironico sull’Italia che si trasforma; la capacità di anticipare le dinamiche di un paese che diventa moderno attraversando le inevitabili contraddizioni. Una visione artistica che parte dalla consapevolezza dell’esclusione, dall’empatia con coloro che si muovono nel quotidiano e portano avanti la storia senza saperlo. (Pietro Marcello)

*

Lunedì 19 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore e LunettArena
VERSO LA VITA (Les Bas-Fonds, Francia/1936) di Jean Renoir (90’)
Restaurato in 4K nel 2020 da Gaumont presso i laboratori L’Image Retrouvée (Paris), Éclair Classics e Le diapason, a partire da un positivo intermedio conservato presso gli Archives françaises du film. Con il sostegno di
CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée
Introduce Nicolas Seydoux

Dopo l’opera collettiva La Vie est à nous e l’allora incompiuto Partie de campagne, questo adattamento dell’opera teatrale del 1902 di Gor’kij Bassifondi fu il terzo film diretto da Renoir nell’annus mirabilis 1936 e venne realizzato su incarico del produttore Kamenka, un émigré russo. Renoir non usò la sceneggiatura (che sembra essere perduta) scritta dal romanziere recentemente emigrato Evgenij Zamjatin e scelse di non riprodurre fedelmente l’ambientazione russa. “Come possiamo accettare Jouvet nei panni di un alto funzionario zarista” scrisse in seguito André Bazin, “o credere che l’impertinenza parigina di Gabin mostri l’‘irrequietezza dell’anima russa’? O scambiare le rive della Marna per quelle del Volga? Ma la faccia tosta di Renoir consiste proprio in questo”. Come opera corale, Les Bas-fonds di Renoir si rivela un precoce esempio del suo Petit Théâtre, in cui gli attori sono spinti al limite del loro talento e recitano come se gli strumenti della loro orchestra non fossero stati accordati: il grande Le Vigan, genio e pazzo, che interpreta un ‘attore’ alcolizzato che gioisce al suono di parole come “organisme” o “sicambre”; il cosmopolita, stanislavskiano Vladimir Sokoloff; il comico tipicamente francese Gabriello; alcuni membri della troupe teatrale di sinistra Groupe Octobre e della compagnia stabile dello stesso Renoir, come l’acrobatico Maurice Baquet… Senza lasciarsi scoraggiare da un litigio con Sylvia Bataille in Partie de campagne, Renoir si gode perfino la mediocrità della sostituta Junie Astor, per non parlare di Suzy Prim. Ma naturalmente il miracolo di Les Bas-fonds nasce dal primo dei suoi quattro incontri con Jean Gabin e dei due con Louis Jouvet, che avvolge in una coreografia di movimenti di macchina, e dall’amichevole contrasto tra i due personaggi che gli stanno più a cuore: il criminale e l’aristocratico. Nonostante il successo riscosso all’epoca (ricevette il primo Prix Louis-Delluc), Les Bas-fonds è tutt’altro che un capolavoro ‘classico’ ed è stato ostinatamente sottovalutato. Forse il rifiuto di Renoir di tutte le regole e le convenzioni drammatiche era – per una volta – non in anticipo sui tempi, ma in sintonia con essi: anno uno (e unico, o quasi) del Fronte Popolare. (Bernard Eisenschitz)