L'editoriale di novembre

Abbiamo chiesto ad Andrea Morini, che ha curato la programmazione del Lumière dall’inaugurazione, gennaio del 1984, alla sua pensione, maggio di quest’anno, di selezionare una quindicina di titoli, che vedremo da adesso a febbraio, per raccontare, attraverso alcuni film essenziali, gli ‘incontri’ che hanno segnato la storia della nostra sala. Ho fatto un po’ di conti: Andrea, assistito dalle sue colleghe, ha firmato circa trecento programmi mensili e scelto circa trentamila film. Un impegno quotidiano, che ha portato a Bologna i più grandi autori del cinema italiano, europeo e internazionale e fatto del Lumière una sala mitica per varie generazioni di spettatori. Indimenticabili gli incontri con Herzog, Jancsó, Wajda, Jodorowsky, Oshima e Bertolucci, di cui vedremo, a novembre, film che hanno cambiato la lingua del cinema. Ma gli incontri del Lumière non sono stati solo con gli autori e con i film, ma anche con il pubblico, che da via Pietralata a via Azzo Gardino ha seguito in maniera sempre attenta e crescente le scelte del Lumière, che, come era nel progetto di Boarini e della Commissione Cinema, doveva essere molto più ambizioso dei cineclub che, all’inizio degli anni Ottanta, vivevano la loro ultima stagione, per divenire una sala cinetecaria, che guardava ai grandi esempi internazionali, da quello della Cinémathèque di Parigi a quello del BFI di Londra. Nessuna cineteca italiana può vantare una programmazione quotidiana così longeva come quella del Lumière, nessuna ha saputo costruire un rapporto così importante con il proprio pubblico. L’impegno, l’umiltà, lo spirito di servizio al cinema d’autore, la fedeltà al cinema indipendente, il coraggio delle scelte di Andrea hanno definito la proposta e affermato la credibilità del Lumière a livello nazionale e internazionale, sarà appassionante seguire i film che Andrea ha scelto.

Iniziamo questa rassegna nel mese che segnerà la fine o la rinascita del cinema al cinema. Dopo le chiusure e la faticosa ripartenza, escono a novembre nelle sale italiane un numero impressionante

di film straordinari: da Wes Anderson a L’Événement, vincitore a Venezia, dal nuovo Sorrentino a quello di Jane Campion, da Carax a Clint Eastwood, solo per citare i film degli autori più attesi. Il pubblico italiano tornerà in sala? Il pubblico del Lumière, che da settembre è tornato in forze a rianimare le nostre sale, è solo l’avanguardia di quello che sta per succedere in tutta Italia? Lo speriamo!
Una buona notizia la possiamo intanto registrare: cresce il numero di donne che dirigono film e il loro cinema ottiene nel 2021 i maggiori riconoscimenti, l’Oscar, la Palma a Cannes e il Leone a Venezia. Ai film delle registe dedichiamo l’ultima rassegna delle domeniche matinée di quest’anno (di nuovo con le colazioni del Forno Brisa).
L’anno scorso il nostro programma di novembre prevedeva un omaggio a Woody Allen, in occasione dell’uscita italiana del suo ultimo film, poi la pandemia chiuse le sale a fine ottobre e la retrospettiva saltò. La riprendiamo ora. Abbiamo scelto, nella vastissima filmografia, alcuni dei film che abbiamo più amato e abbiamo deciso di iniziare l’omaggio con un film dimenticato, di cui fu interprete, Il prestanome (The Front) di Martin Ritt, primo film hollywoodiano a raccontare la vergogna della caccia alle streghe.
Il programma di novembre si apre sull’horror italiano, con due restauri e cinque copie vintage 35mm. Film amati da varie generazioni di autori internazionali, da Almodóvar a Tarantino, da De Palma a Refn e Lynch (di cui presenteremo Mulholland Drive in versione restaurata)… Un genere che si nutriva della relazione nuova e profonda tra immagini, suoni e colonne sonore, territorio di ricerca per musicisti che esploravano nuove strade. Iniziamo la rassegna con un film muto, Malombra (1917), per scoprire che le atmosfere gotiche hanno nel cinema italiano un’origine antica.

Buone visioni!

Gian Luca Farinelli