Agnès Varda – Pier Paolo Pasolini – New York – 1967

(Francia/1967) di Agnès Varda (4')

Accattone

(Italia/1961) di Pier Paolo Pasolini (117')
Agnès Varda – Pier Paolo Pasolini – New York – 1967
(Francia/1967) di Agnès Varda (4')
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Con in mano la sua 16mm, protesi ottica di una flâneuse di pieno Novecento, Agnès Varda filma, nel 1967, la 42a Strada, riprendendo la folla di passanti al ritmo dei Doors. A perdersi con lei tra le luci, i corpi, i volti e il caos dell’affollatissima e multietnica New York, c’è Pier Paolo Pasolini. Alle immagini girate in stile diretto e senza audio, che si aprono in flou e che si chiudono sul volto sfocato di Pasolini, si associa un denso dialogo tra i due artisti e intellettuali. [...] In pochi minuti, il tocco di Varda è capace di ritrarre Pasolini parlando di sé e dell’essenza del cinema tutto, che per entrambi è espressione della realtà stessa.

Anna Masecchia

Restauro:
Restaurato nel 2022 da Cineteca di Bologna e Ciné-Tamaris presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata – L.E Diapason
Accattone
(Italia/1961) di Pier Paolo Pasolini (117')
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Mi sono affacciato a guardare quello che succedeva dentro l’anima di un sottoproletario della periferia romana e vi ho riconosciuto tutti gli antichi mali (e tutto l’antico, innocente bene della pura vita). Non potevo che constatare: la sua miseria materiale e morale, la sua feroce e inutile ironia, la sua ansia sbandata e ossessa, la sua pigrizia sprezzante, la sua sensualità senza ideali, e, insieme a tutto questo, il suo atavico, superstizioso cattolicesimo di pagano. Perciò egli sogna di morire e di andare in paradiso.

Pier Paolo Pasolini

Il film intero si regge su questo personaggio bellissimo, profondamente sentito, felicemente espresso in tutta la sua complessità. Accattone è molte cose insieme: il secolare scetticismo romano, il relitto d’una società ancora rustica e artigianale, il prodotto di un’alienazione totale; ma è soprattutto l’espressione d’una sclerosi etica, di un’inconscia volontà suicida. [...] Il film è lento e insistito perché Pasolini vuole piuttosto rappresentare, ossia creare degli effetti, che narrare, ossia scatenare un ritmo. Pasolini è un regista serio, solido, tenace, intelligente e poetico che lavora sull’immagine come lavora sulla parola. Paragonato al suo linguaggio letterario denso e spesso prezioso, il linguaggio cinematografico di Pasolini potrà sembrare semplice e persino rozzo; ma questo contenutismo gli ha certamente giovato per dare più spicco a personaggi e ambienti da lui trop- po sperimentati e vissuti per essere trattati in maniera esornativa.

Alberto Moravia

Restauro:
Restaurato da Cineteca di Bologna e The Film Foundation in collaborazione con Compass Film presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, grazie al sostegno di Hobson/Lucas Family Foundation