H 21.30
Domenica
14 Ago 2022

Assassinio sul Nilo

(Death on The Nile, USA/2022) di Kenneth Branagh (127')
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Il detective Hercule Poirot è a bordo di un affascinante battello in crociera sul fiume Nilo, di cui sono ospiti anche due giovani in viaggio di nozze. L'atmosfera idilliaca, però, è infranta presto dall’omicidio di una giovane ereditiera.

“Il volto nascosto di Poirot. Anzi: il volto umano di Poirot, dietro al quale si cela l’anima shakespeariana di Kenneth Branagh che, al secondo film dello sterminato opus di Agatha Christie, afferma di voler forse proseguire perché, davanti ai libri e racconti, «nei quali lei stessa ha spesso mescolato i personaggi, si ha la sensazione di un vero e proprio universo, come quello di Dickens». Ma più cupo, almeno in questo Assassinio sul Nilo. E qui entra in gioco la tentazione tragica di Branagh: in fondo, anche Christie ha sempre lavorato su drammi, delitti, faide che si consumano, a volte a catena, all’interno di famiglie (molto abbienti) e lignaggi (molto nobili). Sangue versato per avidità, ambizione o amore. La storia è nota; qui Poirot non è in vacanza, ma in missione e, soprattutto, ha un passato (remoto), narrato nelle sequenze iniziali in bianco e nero, quand’era un soldato nella battaglia dell’Yser del 1914. Scopriamo perché porta quei baffi e perché poi è diventato maniacale e stizzoso come lo conosciamo. Non solo per questo Assassinio sul Nilo è migliore di Assassinio sull’Orient Express: Branagh ha trattenuto la recitazione sopra le righe della prima volta e ha giocato bene sui tempi del whodunit, accentuando con zoom, stacchi e fughe della macchina da presa la percezione labirintica e claustrofobica del Karnak (il battello su cui viaggiano i personaggi) e dei templi di Abu Simbel (anche se si sente la computer graphic tra Nilo e piramidi). Film forse d’antan, ma con un tocco molto oscuro che incuriosisce e lo attualizza.”

Emanuela Martini, “FilmTV”

“Quello che interessa a Branagh di Agatha Christie non è il whodunit, l’enigma da sciogliere, il giocare a Cluedo, ma Hercule Poirot. […] In Assassinio sul Nilo se il congegno giallo resiste di più (l’identità dell’assassino è ignota alla maggior parte del pubblico), si fa comunque di tutto per disinnescarlo […] perché, ancora una volta, a Branagh dell’omicidio non interessa la dinamica, ma il movente. E gli interessa, come in Orient Express, per come si connette al personaggio Hercule Poirot. […]
Ma a dirci che il centro del discorso è Poirot, e non l’omicidio, è anche l’arrivare al cuore della trama delittuosa dopo quella che sembra una premessa lunghissima e che, invece, ancora una volta, si rivela la sostanza del discorso branaghiano: il leggere Poirot, prima che come detective, come demiurgo supereroico della narrazione, non un testimone casuale dei fatti, ma il vero generatore delle storie che lo concernono. […] Di questa storia delittuosa va indagata la vena sentimentale di Poirot. Così la scena di ballo iniziale, nel tabarin, è una rappresentazione analitica della danza interiore del personaggio, quella dei suoi fantasmi erotici. Rappresentazione nel vero senso della parola, perché c’è sempre tantissimo ragionamento dietro le messe in scena branaghiane e tantissimo artificio in tutte le sue costruzioni narrative.”

Luca Pacilio, “Gli Spietati”

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