Comedians

(Italia/2021) di Gabriele Salvatores
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Sei aspiranti comici, stanchi della mediocrità delle loro vite, al termine di un corso serale di stand-up si preparano ad affrontare la prima esibizione in un club. Tra il pubblico c'è anche un esaminatore, che sceglierà uno di loro per un programma televisivo. Per tutti è la grande occasione per cambiare vita, per alcuni forse è l'ultima.

“Lavorare in fretta e a basso budget fa bene a Gabriele Salvatores. Prodotto da Indiana e Raicinema, arriva nelle sale Comedians, piccolo film girato in quattro settimane, praticamente tutto in un interno, s’intende tratto dall’omonima pièce teatrale dell’inglese Trevor Griffiths. Non è la prima volta che il regista di Mediterraneo si misura con questo testo, ma rispetto alla versione scenica da lui allestita nel 1985, la quale rappresentò un trampolino di lancio per attori oggi noti, da Claudio Bisio a Silvio Orlando, da Antonio Catania a Paolo Rossi, l’attuale cine-rilettura è più fedele alla partitura originale, senza svolazzi, divagazioni e improvvisazioni, cambiando quel minimo necessario per trasferire la vicenda da Manchester a Milano. L’idea di fondo? Parlare di comicità, ambizioni, miraggi e successo partendo dalle umanissime frustrazioni di sei aspiranti “stand-up comedians” decisi a evadere dai rispettivi lavori, non più considerati gratificanti, anzi decisamente frustranti. Era il 1975 quando Griffiths vide rappresentare per la prima volta il suo Comedians, con la regia di Richard Eyre; sembra un secolo fa, ma secondo Salvatores non molto è cambiato in materia, nel senso che aspiranti comici continuano ancora a gareggiare in televisione, spesso esponendosi a figuracce, nella speranza di essere notati e messi sotto contratto. Piove a dirotto in una Milano invernale, livida, marroncina; e dentro un’aula scolastica sei uomini aspettano con una certa trepidazione il loro grande momento. Sono il proprietario di un club di periferia, un barista, un operaio, un impiegato delle ferrovie, un agente immobiliare e suo fratello. Istruito da un comico spiantato ma con idee chiare sul far ridere, tal Eddie Barni, il sestetto si prepara ad essere esaminato, in un teatrino poco distante, da un talent-scout romano, Bernardo Celli, in grado di garantire, forse, un ingaggio televisivo. (...) Avrete capito che Barni e Celli, sullo schermo incarnati da Natalino Balasso e Christian De Sica, rappresentano due concezioni opposte del mestiere di comico: per l’uno “una battuta non deve solo alleggerire la tensione, la comicità è una medicina, non una caramella dolciastra che fa marcire i denti”; per l’altro “due risate è meglio di una, non è necessario che voi amiate la gente, ma è necessario che la gente ami voi”. In fondo hanno ragione entrambi, benché i loro argomenti sembrino a prima vista  inconciliabili. Di sicuro non sarà facile per i sei cabarettisti, che hanno i volti di Ale & Franz, Marco Bonadei, Walter Leonardi, Giulio Pranno e Vincenzo Zampa, prepararsi a quell’esordio, scegliendo da che parte stare: impegno o evasione? (…) Salvatores, che viene dal Teatro dell’Elfo, dice di aver preparato con cura la messa in scena, facendo in modo che gli interpreti, dopo due settimane di prove, si sentissero come in una squadra di calcio, capaci di interagire sul set e di girare velocemente davanti alle due cineprese pilotate da Italo Petriccione. In effetti, tutti e otto gli interpreti risultano intonati al progetto registico, ciascuno veicolando una certa idea di comicità. PS: Nel 1987 Salvatores girò un film, Kamikazen – Ultima notte a Milano, con dialoghi di Gino & Michele, ispirato a Comedians”.

Michele Anselmi, “CineMonitor”

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