H 21.45
Domenica
04 Lug 2021

CEUX QUI TRAVAILLENT

(Svizzera-Belgio/2018) di Antoine Russbach (102')
Premio Cipputi. Il lavoro al cinema

Introducono Francesco Tullio Altan e Michele Serra

Regia: Antoine Russbach. Soggetto e sceneggiatura: Antoine Russbach, Emmanuel Marreo. Fotografia: Denis Jutzeler. Montaggio: Sophie Vercruysse. Scenografia: Elisabeth Houtart. Interpreti: Olivier Gourmet (Frank), Adèle Bochatay (Mathilde), Delphine Bibet (Nadine), Michel Voïta (Jérémy), Pauline Schneider (Hilde). Produzione: Box Productions, Novak Prod, Be for Film. Durata: 102’
Versione francese con sottotitoli italiani
Copia proveniente da Be for Film

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Con il patrocinio del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Mi sono posto la domanda: “chi ci nutre?”. Poi ho iniziato a interessarmi alle catene di distribuzione, alla lunga strada che il cibo percorre per arrivare nel nostro piatto. Tutto si basa su un enorme sforzo umano, per lo più invisibile, di cui percepiamo solo la punta dell’iceberg quando andiamo al supermercato. […] Questo è il capitalismo duro e puro, in tutto il suo splendore e la sua violenza. Uno dei punti di partenza della sceneggiatura è stato chiaramente il tema dell’alienazione sul lavoro, e in particolare quella che colpisce i colletti bianchi, un punto di vista poco esplorato dal cinema d’impegno sociale. Ci si aspetta che gli impiegati diventino capi di se stessi, sentendosi parte della classe dominante, quando in realtà sono fragili e vulnerabili come chiunque altro. Frank, il protagonista, è in questa situazione. È solo una pedina, ma visto il suo stipendio e le sue responsabilità, confonde i suoi interessi con quelli della sua azienda, il che lo porta a commettere un grave errore.

Antoine Russbach

 

Ciò che John Wayne era per il western e Boris Karloff era per i film horror della Universal, Olivier Gourmet lo è per un tipo specifico di film drammatico francofono: quello che racconta le difficoltà di uomini allo stremo alle prese con ambienti lavorativi oppressivi. Dal suo debutto con i fratelli Dardenne in La promesse, Rosetta e Il figlio fino ad arrivare a pellicole come Terre battue, L’Exercice de l’État e Jamais de la vie, Gourmet ha perfezionato la parte del colletto bianco tormentato – un uomo schiacciato sia dal peso della globalizzazione che dalla sua intricata vita privata. […] Frank è un fedelissimo company man che per decenni è stato impiegato presso la stessa azienda di spedizioni marittime, dove iniziando come camionista è arrivato a ricoprire il ruolo di esperto alla logistica, responsabile di condurre gigantesche navi cargo in alto mare operando dal quartier generale a Ginevra. Quando lo incontriamo per la prima volta, la sua routine lavorativa in stile militare, che include svegliarsi ogni giorno alle 5.45 del mattino, fare una doccia fredda e poi rimanere in ufficio fino oltre le 8 di sera, subisce un brusco intoppo: il capitano di una delle navi ha trovato un clandestino africano a bordo, ma è troppo tardi per tornare indietro e troppo costoso portarlo in Francia. Così Frank prende la terribile decisione di farlo gettare in mare  – una scelta che lo porterà a dimettersi dall’azienda a cui ha dedicato la sua vita.
È facile provare indignazione per il comportamento di Frank, ma in realtà […] lui è solo il prodotto di un ambiente ultra-competitivo che non fa prigionieri, e solo ora si rende conto che per farcela non bastano l’impegno e un atteggiamento ambizioso. “Io lavoro sodo”, continua a esclamare a se stesso e a chi gli sta intorno, ma le sue lamentele rimangono inascoltate. Gourmet interpreta con naturalezza un uomo così sicuro della propria etica del lavoro da non essere capace di vedere nient’altro. Una scena mostra come Frank non possa neanche stare seduto a cena con la sua famiglia – preferisce mangiare un panino nel suo ufficio e continuare a lavorare, persino dopo le dimissioni. (Si avvertono echi del superbo A tempo pieno di Laurent Cantet quando Frank finge di andare a lavoro ogni giorno ma in realtà si limita a girare senza meta.) [Il risultato è] uno sguardo urgente e cupamente esistenziale sul tema della disoccupazione.

Jordan Mintzer

 

La giuria del premio Cipputi, composta da Gian Luca Farinelli (direttore della Cineteca di Bologna) e Cosimo Torlo (organizzatore del Premio Cipputi) ha deciso di premiare il regista Antoine Russbach per il film Ceux qui travaillent con la seguente motivazione:
“Il film è una spietata fotografia del mondo del lavoro contemporaneo e delle sue regole inumane. Lo sguardo del regista è franco e diretto, rigoroso e netto nel definire il protagonista, uno straordinario Olivier Gourmet. Seguendo il protagonista, un colletto bianco, un uomo grigio, un’anima nera, scopriamo cosa sia il successo professionale nel mondo dell’economia globale, ma anche il baratro della perdita del lavoro e della solitudine affettiva e sociale. Eppure il film ci trasmette anche una speranza, uno sguardo sul futuro con un finale che ci rileva la dimensione umana del lavoro, raccontato attorno ad un gioco di sguardi e alla riconquista di una propria libertà che spezza il buio della notte. Con la sua opera Antoine Russbach ci ricorda che è la nostra frenesia consumistica, indifferente alle condizioni reali di produzione e di trasporto dei beni che giustifica la disumanizzazione del lavoro”.

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Lingua
Versione originale con sottotitoli in italiano
Lingua: francese
Festival
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