H 21.30
Martedì
24 Ago 2021

Il matrimonio di Rosa

(La boda de Rosa, Spagna/2021) di Icíar Bollaín (97')
Anteprima
keyboard_arrow_left keyboard_arrow_right

Troppo abituata a mettere sempre i bisogni degli altri prima dei suoi, Rosa sta per compiere 45 anni e la sua vita non solo è fuori controllo, ma è molto lontana dall'essere qualcosa che può definirsi “sua”. Decide così di dare uno scossone alla propria esistenza e di afferrarne le redini, o almeno tentare di farlo.

Hola, ¿estás sola? rivelò al grande pubblico una meravigliosa interprete – Candela Peña, che aveva debuttato poco prima al cinema in Días contados di Imanol Uribe – e una regista emergente – Icíar Bollaín, protagonista di meraviglie come El sur di Víctor Erice. Era l'anno 95 del secolo scorso e quel primo film sprigionava gioia, umorismo e freschezza. Entrambe le artiste tornano a quello spirito libero, folle e audace con La boda de Rosa, che conta anche sulla complicità di Alicia Luna, co-sceneggiatrice di questa pellicola e di Te doy mis ojos, lungometraggio di Bollaín dove la stessa Peña aveva un ruolo secondario. Basato liberamente su fatti reali, La boda de Rosa racconta qualcosa che all’inizio sembrerebbe incredibile e quasi pericolosamente vicino all'universo dei libri di auto-aiuto, ma il lavoro attoriale di Candela Peña garantisce che il film non scivoli mai nel ridicolo e che lo spettatore lo segua con il sorriso sulle labbra e scoppiando a ridere varie volte durante la sua visione. Inoltre, l'attrice di Kiki & i segreti del sesso è armoniosamente supportata da Sergi López e dalla favolosa Nathalie Poza. Di cosa parla La boda de Rosa? Meglio che non si legga nulla della sua trama, che ci si lasci sorprendere, che la sua storia scorra agilmente, con Candela in un ruolo coraggioso che pochissime attrici potrebbero sostenere. Basti sapere che il film è un inno alla propria felicità, all’amarsi, a lottare per i sogni, prendere le redini della propria vita, non riporre negli altri troppe aspettative e togliersi i maledetti fardelli (familiari, sociali, lavorativi... ) autoimposti e non necessari. E, soprattutto, è un inno alla libertà: senza intensità né drammaticità, ma con molto humour.”

Alfonso Rivera, “Cineuropa.org”

Lingua
Versione in lingua italiana