H 21.30
Domenica
08 Ago 2021

Lei mi parla ancora

(Italia/2021) di Pupi Avati (100')
Evento speciale
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Nino e Caterina sono sposati da sessantacinque anni e si amano profondamente dal primo momento che si sono visti. Alla morte di Caterina, la figlia, nella speranza di aiutare il padre a superare la perdita della donna che ha amato per tutta la vita, gli affianca Amicangelo, un editor con velleità da romanziere, per scrivere attraverso i ricordi del padre un libro sulla loro storia d'amore.

“Senza dubbio, nella storia di Nino e Rina Sgarbi c'erano tanti elementi congeniali a Pupi Avati: la poetica della memoria, la pianura padana, un amore coniugale di lungo corso che sfiora l'autobiografia del regista bolognese. L'aveva consegnata a un memoir dallo stesso titolo del film, Lei mi parla ancora (edizioni Skirà), il protagonista Giuseppe Sgarbi rievocando sessantacinque anni di vita a due dopo la morte della moglie Caterina. Nella speranza di aiutare il padre, prostrato dalla perdita, a elaborare il lutto, la figlia della coppia assolda un ghost-writer di nome Amicangelo, aspirante scrittore cinquantenne maldivorziato e incanaglito, perché lo aiuti a mettere su carta il passato felice. Riottoso, questi accetta il compito per soldi e, soprattutto, nella speranza di vedersi pubblicare un libro. Però l'accoglienza del vecchio, nella solitudine di una grande casa spersa nella campagna emiliana, è tutt'altro che incoraggiante. Mal sopportando l'intrusione dell'estraneo nei propri ricordi, Nino lo respinge; preferisce invece parlare con la moglie scomparsa, la quale gli promise che, continuando ad amarsi, sarebbero diventati immortali. Il modo in cui il rapporto evolverà è prevedibile, ma per nulla ovvio. Nel frattempo Lei mi parla ancora ci porta a spasso tra presente e passato, in una Padania un po' "sognata" che più avatiana non si potrebbe. Il viaggio vale la pena. (...) Però non è un film "a chiave", ma muove da persone reali per aprirsi a prospettive universali: il valore del ricordo (la frase di Pavese citata da Nino), la permanenza e l'impermanenza dell'amore, il valore delle parole nel tramandare il nostro vissuto. Certo Avati, che fin qui non mostrava inclinazione per le "storie vere" (con l'eccezione del biopic Bix), idealizza la materia avvolgendola in un velo di poesia: ma va bene così. Lei mi parla ancora è bello, uno dei film più belli della filmografia avatiana. Il migliore da Una sconfinata giovinezza di dieci anni fa, che evoca per più di un aspetto. Avati è un maestro nel far recitare gli attori a contro-ruolo dai tempi di Abatantuono in Regalo di Natale; e Renato Pozzetto è un Nino impagabile: fragile, smarrito eppure forte del proprio sentimento, che passa con assoluta credibilità dalla misantropia dell'inizio alla tenerezza del sottofinale. Fabrizio Gifuni gli fa il controcanto da par suo. Intenerisce Stefania Sandrelli, "fantasma gentile"; mentre, nella versione giovanile, Isabella Ragonese è una luminosa Caterina, "la ragazza più bella di Ferrara". Ineccepibili anche i ruoli di supporto (l'"avatiano" Nicola Nocella) e il cammeo di Alessandro Haber come fratello di Caterina. Quasi pleonastico, per chi conosce bene il regista, osservare la precisione filologica degli ambienti, dai mobili d'epoca a tutto il production design. Però non è questo ciò che interessa di più ad Avati: lui mira direttamente al cuore. E fa centro.”

Roberto Nepoti, “La Repubblica”

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