H 22.30
Lunedì
19 Ott 2020

ROUBAIX, UNA LUCE NELL’OMBRA

(Roubaix, Francia/2019) di Arnaud Desplechin (119')
Prima Visione

Arnaud Desplechin appartiene alla generazione precedente: il suo Comment je me suis disputé (ma vie sexuelle), che aveva lanciato Mathieu Amalric, era stato una specie di manifesto della gioventù borghese parigina degli anni Novanta. I suoi film spesso si rimandano l'un l'altro, come temi e personaggi, ma a volte il regista si prende delle vacanze verso altri mondi. Come in questo ultimo lavoro, ambientato nel commissariato di Roubaix la notte di Natale. Viene in mente un bellissimo film degli anni Ottanta, Guardato a vista con Michel Serrault e Lino Ventura, anche se il film è ispirato a un documentario del 2008. Protagonista è il commissario Daoud (il bravissimo Roschdy Zem), alle prese con vari casi che alludono a una città in crisi, e poi con due donne testimoni di un incendio, che però nascondono qualcosa. Daoud è una specie di Maigret d'oggi, comprensivo e acuto, ma solo, senza popolo e senza patria: di origine algerina, con tutti i parenti che ci sono tornati, è un osservatore malinconico il cui sguardo dà il tono all'intero film. Il risultato è uno strano giallo in cui in fondo non c'è nulla da scoprire, se non ciò che sta nell'anima dei personaggi.
Emiliano Morreale

Tutti i miei film, o quasi, sono stati film romantici. Troppo! Ma è questo ‘troppo' che desideravo. Oggi ho voluto un film che si attenga alla realtà, in ogni parte. Che riprenda un materiale grezzo che, con l'arte dell'attore, possa accendersi. Come indica il prologo della sceneggiatura, non ho voluto lasciare nulla all'immaginazione, inventare nulla, ma ho voluto rielaborare delle immagini viste in televisione dieci anni fa e che da allora mi hanno perseguitato. Perché non ho mai potuto dimenticare queste immagini? Perché solitamente riesco a identificarmi solo con le vittime. Non mi piacciono troppo i carnefici. E, per la prima e unica volta nella mia vita, in due criminali ho scoperto due sorelle. Ho voluto considerare le crude parole delle vittime e dei colpevoli come la più pura poesia che esista. L'ho considerato come un materiale sacro, cioè: un testo che non finiremo mai d'interpretare. Al centro del film c'è la questione dell'inumano. Chi è umano, chi non lo è più? Attraverso lo sguardo dell'ispettore Daoud, tutto si mostra profondamente umano. La sofferenza come il crimine.
Arnaud Desplechin

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Lingua
Versione originale con sottotitoli in italiano
Lingua: francese