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Lunedì
05 Set 2022

West Side Story

(USA/2021) di Steven Spielberg (156')
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Nella New York degli anni 50, due adolescenti, provenienti da due bande da sempre rivali e di diverse origini etniche, si innamorano. Una rivisitazione del leggendario musical West Side Story sullo scontro tra due bande di strada di New York.

  • Premio Oscar 2022 ad Ariana DeBose come miglior attrice non protagonista;
  • Golden Globe 2022 come miglior film commedia o musicale; a Rachel Zegler come miglior attrice protagonista in un film commedia o musicale; ad Ariana DeBose come miglior attrice non protagonista in un film commedia o musicale;
  • Premio BAFTA 2022 ad Ariana DeBose come miglior attrice non protagonista; a Cindy Tolan per il miglior casting.


“Il vecchio adagio consiglia di non rovinare i film perfetti, ma Spielberg, mettendo da parte progetti forse più redditizi, ha pensato che fosse venuto il momento giusto di recuperare quella storia, dichiaratamente ispirata a Romeo e Giulietta, per riportarla proprio dove prima il musical teatrale e poi il film hollywoodiano avevano voluto ambientarla: a New York negli anni Cinquanta, nei quartieri popolari bersagliati dalla cosiddetta “gentrificazione”, tra rovine e ruspe, dove sarebbe nato il Lincoln Center.
[…] West Side Story è un’allegoria romantico-sociale, narra di uno “ieri” che è anche “oggi”, nonostante la brillantina, le auto della polizia, le insegne, gli abiti, i balli, le contrapposizioni e gli struggimenti da anni Cinquanta. […]
Le canzoni e i numeri spettacolari di balletto ci sono tutti (per strada, in un grande magazzino, al commissariato, su assi malferme, in una scuola, eccetera), e certo affiorano alla memoria melodie indimenticabili, riproposte nei decenni in mille salse. […] Ma Spielberg, insieme al suo sceneggiatore Tony Kushner, è davvero bravo nel far affiorare, senza forzare il modello di partenza, uno sguardo pessimista sul razzismo sistemico, direi quasi ineluttabile, sicché alla fine viene da pensare che i “caucasici” e i portoricani di allora non siano poi così diversi dai cosiddetti “white trash” e neri di oggi.”

Michele Anselmi, “Cinemonitor”

“Dal confronto tra generazioni diverse di artisti enormi nella storia dello spettacolo americano – Sondheim, Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Robert Wise da un lato; Kushner e Spielberg dall’altro – su un testo leggendario, è uscito un oggetto che vanifica già nei primi minuti qualsiasi dubbio sull’opportunità di rivisitare un classico, amatissimo ma anche scomodo in tempi culturali come questi […]. Spielberg può volare, letteralmente. Scollando il musical dalla fissità frontale adottata da Wise (che Sondheim aveva molto patito nell’adattamento); dalla giustapposizione di stilizzazione e realismo, numeri musicali e storia; e da quanto datato. Collaboratori importanti di questa sua reinterpretazione sono il coreografo Justin Peck e il direttore d’orchestra venezuelano Gustavo Dudamel, che porta l’irresistibile energia fisica delle sue conduzioni alle magnifiche musiche di Bernstein.”

Giulia D'Agnolo Vallan, “Il Manifesto”

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