Report 20 novembre 2020 | Film di ieri, registi di domani

Il 20 novembre 2020 all’interno del festival Visioni Italiane, alla sua ventiseiesima edizione, attualmente in corso sulla piattaforma MYmovies si è tenuto il quarto incontro con gli autori esordienti del nuovo cinema italiano. Tra gli ospiti vi erano il regista di Mia Sorella Saverio Cappiello, Rafael Farina Issas de I Santi Giorni, Gianluca Santoni de Indimenticabile, Edgardo Pistone de Le Mosche e Margherita Pescetti del documentario Life Is But a Dream della sezione Visioni Doc. Ad accogliere i giovani autori c’era il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli insieme ad Anna Di Martino, selezionatrice e direttrice artistica del festival.

Durante l’incontro è emersa la voglia dalla parte dei registi di raccontare nei loro lavori gli argomenti un po’ nascosti, oscurati, poco trattati nella quotidianità come, per esempio, l’omosessualità non riconosciuta che vediamo nel cortometraggio Mia Sorella. Il regista Saverio Cappiello ha affermato il desiderio di parlare delle zone abbandonate e difficili della propria città, con la voglia di far emergere i valori della famiglia, la lotta per la condivisione e riconoscimento dagli altri; tutto all’interno di un “non luogo” dalle ambientazioni cupe e notturne dove si svolge il suo cortometraggio. Un film girato con attori non professionisti in una periferia pugliese, dove le regole sono dettate dagli istinti umani primari.

Ciò lo vediamo anche nel cortometraggio Le Mosche, ambientato a Napoli. L’autore Sergio Panariello gira un film sulla periferia con l’intenzione di mostrare sì i cliché, ma anche di sovvertirli. Far vedere gli adolescenti che “non passeggiano ma volano come le mosche” (da qui il titolo), ma nel mostrare le loro giornate vuote pieni di ozio interrogarsi sul chi sono questi ragazzi, cosa vogliono nella vita, a cosa ambiscono? Il regista è riuscito nell’intento di creare un ambiente di gioia e naturalezza tra gli attori non professionisti, e come afferma lui stesso, nell’intento di creare i gruppi ha seguito una sorta di terapia di gruppo, appunto, perché “un malessere condiviso” diventa più tollerabile.

Usare la propria opera come un megafono, un pretesto per comunicare, è una motivazione che anima anche Margherita Pescetti nel suo documentario. Life Is But a Dream parla di un colono, un ebreo nato a Minsk, trasferitosi negli Stati Uniti da piccolo e tornato nella terra promessa all’età di 23 anni dove ha deciso di costruire una casa e una famiglia nella zona di conflitto, quella palestinese. Come racconta la regista, il suo intento principale era quello di far cambiare il punto di vista dominante della società, cercare di mostrare il conflitto Israelo-Palestinese sotto un’ottica nuova, diversa. Il personaggio del film è un eccentrico ma simpatico padre di famiglia, che tra la devozione religiosa e l’approccio ironico a essa, cerca di mandare avanti il lavoro della sua vita, la costruzione di una casa. Stando sulla terra palestinese, parlandone con i vicini, i palestinesi veri e propri però non emergono nemmeno una volta nel documentario, ed è una scelta registica per accentuare una “tensione costante che proviene dall’idea più che dai fatti reali” nella mente degli ebrei coloni. Se si gioca molto sulle presenze assenti dei palestinesi, paradossalmente quelle assenze rappresentano i figli del protagonista, i bambini che dipendono in tutto e per tutto dai genitori e non hanno la voce in capitolo, d’altronde come non ne ha nemmeno la moglie.

Affrontare certi argomenti senza mai veramente chiamarli in causa, è una pratica che mette in atto anche Gianluca Santoni, approcciandosi ad un tema molto delicato e vulnerabile, senza però mai sforzare il discorso sulla sessualità delle persone diversamente abili. Il suo intento maggiore è quello di “raccontare una storia d’amore che emozioni“. La protagonista del cortometraggio Indimenticabile possiede una delicatezza e autoironia da invidiare, si muove all’interno di un mondo circoscritto e affronta un incontro con un ragazzo appartenente ad un mondo lontano, se non opposto: quello degli escort. Come suggerisce l’autore, nel finale è “tutto possibile”, lasciandoci con una speranza del migliore degli scenari probabili.

Uno degli scenari pressoché inimmaginabili ma allo stesso tempo plausibili e veritieri, non in ultima istanza grazie anche all’interpretazione magistrale delle attrici protagoniste tra cui Piera Degli Esposti, si svolge nel cortometraggio I Santi Giorni. L’autore di questa commedia, un genere in minoranza nell’edizione corrente del festival, Rafael Farina Issas, nel suo lavoro vuole far emergere la “bestialità dell’essere umano che esce nelle situazioni estreme”, esattamente come succede con le due suore protagoniste, rimaste bloccate in un ascensore a Ferragosto in una Roma accaldata e vuota. Il regista attinge a piene mani all’ambito del grottesco e dell’assurdo utilizzandoli per arrivare ai sentimenti più sinceri e profondi dei suoi personaggi. Come afferma l’autore, lavorare con un’attrice mastodontica quale Degli Esposti è stata un’esperienza apprezzabile.

Anche i registi di Mia Sorella e Le mosche hanno dedicato una particolare attenzione al lavoro con gli attori, riuscendoci in questo intento perfettamente. Gli attori non professionisti dei loro cortometraggi risultano non dei personaggi recitati ma delle persone vere e credibili, entrando nei propri ruoli con una naturalezza e leggerezza che nulla ha da invidiare agli attori professionisti.

Tra le storie d’amore e dei valori di famiglia e quelle dell’incomprensione e intolleranza, i cortometraggi in questione si avvicinano tra di loro grazie ai temi comuni quali la volontà di raccontare i mondi sconosciuti, coraggio di parlare ad alta voce delle tematiche spesso passate in sordina, la voglia e il desiderio di portare alla luce gli argomenti spesso scomodi e ignorati quali la diversità, ineguaglianza e la ricerca della propria identità all’interno di una società spesso chiusa, bigotta e conformista. 

di Violetta Zardadi

Corso di alta formazione per la diffusione della cultura e del patrimonio cinematografico (Rif. PA. 2019-11896/RER/01 approvata con DGR n. 1277/2019 del 29/07/2019)