Report 21 novembre 2020 | Film di ieri, registi di domani

Nel pomeriggio assolato di sabato 21 novembre 2020, penultimo giorno della ventiseiesima edizione di Visioni Italiane, il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli e la direttrice e selezionatrice del festival Anna Di Martino hanno incontrato, seppur virtualmente, alcuni autori dei film in concorso. Così come è accaduto nelle scorse discussioni di questa edizione online, le opere e le voci degli autori si sono fuse in un dibattito  capace di aprire la strada a nuove riflessioni. Un numero cospicuo di registi era chiamato a intervenire: Michele Bizzi, Simone Saponieri, Nicola Martini, Antonio Ruocco, che con i loro cortometraggi erano presenti nella macrosezione del festival; Paolo Rollo e le giovanissime Antonella Fabiano e Chiara Speziale, per la sottocategoria dei corti d’animazione. In campo anche le firme dei due lavori approdati in Fare cinema a Bologna, realizzati da Francesco Barozzi e Mattia Bioli. Infine, il dittico composto dai documentaristi Stefano Lisci e Giulia Cosentino ha chiuso la griglia della sala immaginaria.

Le danze si aprono con Luca + Silvana di Stefano Lisci. Come l’autore sia arrivato a conoscere la singolare coppia bisognerebbe chiederlo alla realtà stessa dal momento che l’intenzione di fare un film sulla loro storia nasce in seguito al loro incontro. Dall’intervento del regista emerge come la trasposizione in immagini del loro stare insieme abbia richiesto un approccio sia di tipo documentaristico che finzionale, messo a punto attraverso un lavoro di esplorazione dei loro sentimenti, in particolare dell’aspetto giocoso che lega questi due innamorati così particolari. Luca e Silvana si sono poi visti sullo schermo, reagendo così come avrebbero reagito se fossero stati ancora ripresi.

L’altra coppia protagonista di questo meeting è quella di Lui e io, raccontata nella modalità del recupero delle immagini d’archivio. Un unico fondo filmico girato da un cineamatore  degli anni Cinquanta, il sonoro proveniente dalla bobine di famiglia, Lui e io di Natalie Ginzburg e I Lumi e il Cerchio di Emma Baeri, femminista degli anni Settanta, fanno da archetipo a questo documentario nato prima di tutto all’interno di un progetto che raccoglie materiali d’archivio familiare girati quasi sempre da uomini. L’idea di Giulia Cosentino parte da un ripensamento di questo materiale secondo un’ottica femminile, quello della moglie del sindacalista e cineamatore, con l’intento di restituire, con sguardo autentico, il posizionamento storico e sociale della donna nella sua veste di moglie e di madre. Una narrazione trasversale che fa dialogare la natura eterogenea dei materiali di partenza. Un altro aspetto a essere sottolineato è stato il lavoro sul montaggio. Il contrasto tra la dimensione collettiva e personale di colui che, di fatto, ha girato, tocca il cuore dello spettatore. La storia avrebbe potuto avere uno sviluppo temporale maggiore ma si ferma lecitamente laddove si esauriscono le immagini d’archivio.

In contrapposizione al reale regna l’anarchia delle immagini d’animazione di Mr Angle di Mattia Bioli. Il soggetto dallo stile minimale, racconta il regista, nasce da una sua fascinazione per i cambi di prospettiva, per la relatività della percezione su ciò che osserviamo. Mr Angle prende forma dopo la visione di un video di YouTube sui pianeti e sui satelliti, sui loro mutamenti. La sviluppo del racconto ha richiesto la supervisione di un amico, perché Mattia non aveva mai disegnato ma l’animazione gli interessa e magari continuerà su questa strada.

Segue un altro titolo inglese, Salse connection. Ma siamo in Italia, nella riserva naturale Salse di Nirano nella provincia di Modena alle prese con le peripezie di Miro, un pensionato che vi lavora come volontario. Vola sulle ali della fantasia e del disimpegno questo corto di Francesco Barozzi, realizzato grazie a un cofinanziamento. Situazioni paradossali, verve comica, riferimenti al cinema mainstream, alle serie tv più acclamate degli ultimi anni. Il fenomeno geologico delle salse vulcaniche che “fuoriescono dal suolo” è il punto di partenza. Anche se ambientato interamente nel modenese, Farinelli ci tiene a precisare quanto l’impianto narrativo ed estetico riesca a guardare oltre oceano, all’action movie americano.

Michele Bizzi, fondatore della video factory Kinedimorae, è abituato a mescolare linguaggi diversi con lavori che spaziano dal documentario alla pubblicità, passando per il fashion-film. Nel suo The Fields of Miracles mette insieme il mondo della favola e quello della cultura americana muovendosi in un luogo che solo apparentemente trova una lontana collocazione. È a Venosa che Il gatto e la volpe, gli unici attori del corto, scavano sotto un grande albero alla ricerca di un prezioso bottino. La notte e il giorno si danno il cambio regalando alla narrazione un’atmosfera cupa, minacciosa. Un corto certamente stratificato, che apre a una pluralità di ragionamenti: dalla ricerca fotografica al tema della comunicazione tra i generi. Il percorso distributivo non è stato facile; passando in vari festival è riuscito poi a trovare una giusta visibilità.

Con Albert lo zombie l’universo di riferimento resta quello fiabesco; una narrazione amara, macabra, orrorifica. La visione porta echi dell’immaginario del primo Tim Burton ma traccia una linea di congiunzione tra la dimensione della poesia e quella dell’animazione, curata da Hermes Mangialardo. Nel finale, il bianco e nero lasciano inaspettatamente il posto ai colori: il passaggio dall’infanzia alla giovinezza consente il salto verso una nuova fase dell’esistenza. Il tentato suicidio del piccolo Albert è una catarsi, un modo per scacciare le paure della infanzia. “Il mostro sotto il letto”, per usare le parole del regista Paolo Rollo,  è finalmente altrove.

Dai ricordi della fanciullezza di Simone Saponieri germina Un altro giorno, racconto di una paternità messa a dura prova da una separazione. Una partita di basket occupa gran parte del corto. Il gesto finale mette a tacere tutti i vacillamenti; padre e figlio si riscoprono uniti in un modo nuovo. Le parole dell’autore forniscono chiarimenti sulla scelta degli attori, poi prendono una direzione diversa: il soggetto fa pensare al primo episodio del Decalogo di Krzysztof Kieslowski. E in effetti l’impianto narrativo ha a che fare in qualche modo con il contesto televisivo e con le tematiche cardini della cinematografia del regista polacco. Un altro giorno corre però dietro a una messa in scena capace di arrivare a un punto risolutivo, al lieto fine.

Nicola Martini con She Fights chiama in causa l’interiorità femminile. Due le protagoniste, Donatella Finocchiaro, nome che non ha bisogno di presentazioni e Martina Bonan, giovane esordiente scovata dopo il provino dell’ultimo minuto. Un bellissimo paesaggio invernale accoglie e restituisce i sentimenti che tratteggiano il racconto: il desiderio  di una  figlia di raggiungere l’amato conosciuto sul web, l’impotenza  di una madre nei confronti di quel turbamento. She fights è soprattutto un tentativo, in chiave realistica, di congiungere il tema del viaggio con quello del plagio. Rendere visibile il passaggio da una situazione rassicurante (la nostra casa, il contatto con i nostri cari) e una inesplorata (la tensione verso l’ignoto) è il motivo fondante del corto, dichiara il regista. A questo si aggiunge una fotografia impeccabile, senza sbavature.

Con Antonella Fabiano e Chiara Speziale si arriva a un altro racconto tutto al femminile: il corto animato Kedamono – La belva. Nato come saggio di diploma alla Civica di Milano, dopo un lungo lavoro di collaborazione, questo lavoro a quattro mani, pur esibendo un’ambientazione esotica, riesce a veicolare tematiche importanti come quello della violenza sulle donne, così centrale nella società occidentale. È il film più breve di Visioni Italiane 2020. Ciononostante di grande valore e potenza.

L’incontro volge al termine con un salto brevissimo dal Giappone a Scampia. Anche con Sufficiente di Maddalena Stornaiuolo e Antonio Ruocco si cammina nell’ambito delle questioni sociali. Pensato all’interno del laboratorio teatrale de La Scugnizzeria, approdato anche a Venezia, Sufficiente ha vinto il nastro d’argento nella sezione Legalità. Parte da un fatto di cronaca. A un esame di terza media il figlio di un camorrista bruciato vivo discute con i suoi esaminatori. I due registi partenopei portano sullo schermo le dinamiche di uno contesto difficile attraverso uno sguardo prima di tutto politico. “Io non parlo della guerra che raccontano i libri ma della mia guerra personale”. La battuta chiave del corto ribadisce l’urgenza di indagare il reale partendo innanzitutto dalle crepe.

di Ludovica Soreca

Corso di alta formazione per la diffusione della cultura e del patrimonio cinematografico (Rif. PA. 2019-11896/RER/01 approvata con DGR n. 1277/2019 del 29/07/2019)