“Un festival è una manifestazione che porta con sé l’idea della festa, della gioia, del partecipare e condividere. È quello che ci auspichiamo possa fare questa 27a edizione di Visioni Italiane dopo un anno di cinema chiusi e un’edizione online che ci auguriamo rimanga solo un ricordo. Partecipare a un festival è importante per poter incontrare gli autori dal vivo, per poter vedere i loro film in sala, e per i registi significa avere l’opportunità di confrontarsi con il pubblico: una necessità sempre più forte per il cinema italiano, a maggior ragione dopo la prolungata pandemia.
Ad affacciarsi al concorso quest’anno troviamo nuovi giovani autori, registi che in molti casi anagraficamente sono nati attorno alla data di creazione del festival, il 1994, registi tra i venti e i trent’anni che forse non hanno mai visto una vhs, che non sanno cosa sia la vita senza internet, e che sono pronti a portare uno sguardo nuovo su temi personali e di attualità”.

Anna Di Martino, direttrice di Visioni Italiane

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“Visioni Italiane 2021 è un bel panorama di quello che potrà essere il cinema italiano di domani. La qualità della selezione dei vari concorsi conferma la capacità degli autori di esplorare, raccontare, scoprire le tante facce del nostro paese, le sue storie, i suoi desideri, i suoi sogni e di saperli raccontare, spesso, con una lingua nuova e personale. Tra le tante suggestioni è interessate notare come la centralità produttiva di Roma nel cinema d’esordio sia ormai svanita, come gli autori provengano da tutte le regioni d’Italia, come le storie siano ambientate su tutto il territorio nazionale, anzi, anche fuori da esso, e come su ventiquattro cortometraggi della selezione di Visioni, ben due terzi siano realizzati da autori ventenni.
Dunque il cinema italiano sembra uscire dalla crisi, nel suo complesso, più forte di prima, ma bisogna trovare strumenti che aiutino i film produttivamente più ‘piccoli’ ad emergere e a conquistare un pubblico. È una sfida importante, che non va sottovalutata, se non vogliamo ritrovarci, nel giro di pochi anni, divorati da un cinema ‘maggiore’ formattato e tutto identico.
È una grande sfida che coinvolge tutti”.

Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna